Gli studenti stranieri in Lombardia sono 220mila, ma due su tre sono nati in Italia

Milano è la prima provincia del Paese per alunni con un background migratorio. Entro dieci anni in Italia saranno circa un milione, ma la scuola ne lascia molti indietro

Si presume che entro dieci anni, in Italia, ci saranno circa un milione di studenti di origine straniera
Si presume che entro dieci anni, in Italia, ci saranno circa un milione di studenti di origine straniera

Sono più di 222 mila i giovani con cittadinanza non italiana che studiano in Lombardia: uno su quattro dei quasi 890 mila presenti in tutta Italia. Per le istituzioni sono stranieri anche se due su tre sono nati qui. Tra le regioni con il maggior numero di alunni con una storia migratoria seguono l’Emilia-Romagna (dove sono circa 106 mila) e il Veneto (96 mila). Ormai, solo in una scuola su sei del Paese ci sono esclusivamente studenti italiani.

I dati sono sono contenuti nel 29° Rapporto sulle migrazioni, elaborato da Fondazione Ismu Ets. Questo cambiamento all’interno del mondo della scuola italiana riflette un mutamento sociale in corso da alcuni decenni e causato da una lunga serie di fattori, tra cui la globalizzazione, le politiche di immigrazione e l’attrattiva, in alcuni ambiti, del sistema educativo italiano.

Facendo un rapporto ponderato in base alla popolazione regionale, comunque, la Lombardia è solo seconda in Italia per numero di studenti stranieri: qui rappresentano il 16,3 per cento del totale, mentre in Emilia-Romagna sono il 17,4 per cento.

Le province con più studenti stranieri

La provincia italiana con il più alto numero di studenti stranieri è Milano (80 mila), seguita da Roma (64 mila) e Torino (39 mila). Il numero, complessivamente, è in costante aumento e con il ritmo attuale si presume che fra circa dieci anni gli studenti con una storia migratoria saranno circa un milione.

Da dove vengono questi studenti

Gli studenti con cittadinanza non italiana, si legge nel rapporto, “sono originari di quasi 200 Paesi differenti e il 44 per cento circa di essi è di origine europea”. Più di un quarto è di origine africana, un quinto di origine asiatica e quasi l’8 per cento viene dell’America latina.

La cittadinanza più numerosa è rappresentata dalla Romania con oltre 151 mila studenti. Seguono Albania (quasi 117 mila studenti) e Marocco (111 mila). Gli studenti provenienti dall’Ucraina accolti dopo l’inizio della guerra, al giugno 2022, erano più di 27 mila.

Due su tre sono nati in Italia

Di tutti questi studenti senza cittadinanza, circa due su tre sono nati in Italia. La legge prevede che a questi ragazzi è riconosciuto il diritto di diventare cittadini italiani al compimento dei 18 anni presentando una dichiarazione di volontà all'Ufficio di stato civile del proprio Comune di residenza.

I nati in Italia figli di immigrati, spiega il rapporto, sono passati da 577 mila nel 2020-21 a 589 mila: quasi 12 mila unità in più. Dalla prima rilevazione dell’anno scolastico 2007-08 ad oggi, il gruppo si è triplicato e rappresenta il 67,5 per cento degli alunni con cittadinanza non italiana. Più dei due terzi degli alunni censiti come italiani sono costituiti da seconde generazioni.

Questa incidenza percentuale delle seconde generazioni cresce in tutti i livelli scolastici, a parte le primarie. Nelle scuole dell’infanzia, quelli nati in Italia sono 83 ogni 100 alunni con background migratorio, circa 74 alla primaria, 67 alle secondarie di primo grado e 48 in quelle di secondo grado.

I numeri del ritardo scolastico

Il ritardo scolastico rimane un aspetto problematico ed è la maggiore tra le sfide che la scuola dovrà affrontare negli anni a venire. Nell’anno scolastico 2021-22 riguarda il 25,4 per cento degli stranieri (gli italiani sono l’8,1 per cento). Nel complesso, il ritardo fra i non italiani si è ridotto nel tempo.

Tuttavia, le percentuali di studenti in ritardo sono ancora molto elevate, soprattutto nelle secondarie di secondo grado, dove quasi la metà degli studenti di origine immigrata è in ritardo di uno o più anni (48,4 per cento). Altri due fenomeni che continuano a essere preoccupanti sono l’abbandono precoce degli studi e la lontananza dal sistema di istruzione/formazione/lavoro.

Nel 2022 i giovani che si sono fermati alla scuola secondaria di primo grado, sono circa il 28,7 per cento tra gli stranieri, ovvero il triplo degli autoctoni, che scendono al 9,7 per cento. I giovani in condizione di Neet (Not in Education, Employment or Training, ovvero i giovani che non studiano né lavorano) fra i 15 e i 29 anni si attestano al 29 per cento del totale, circa il doppio degli italiani (18 per cento).