Giovane vaccinata
Giovane vaccinata

Milano - Nei giorni scorsi buone notizie erano arivate dal centro Covid Palidoro del Bambino Gesù di Roma: "La situazione è molto tranquilla, nel mese di settembre abbiamo ricoverato 23 ragazzi, il numero più basso dall'inizio dell'anno. In questo gruppo non ci sono adolescenti e questo, seppur non abbiamo una certezza consolidata, potrebbe essere dovuto alle vaccinazioni anti-Covid", spiega Andrea Campana, responsabile del Centro Covid di Palidoro. I sintomi più frequenti nei giovani (le fasce d'età più colpite sono sotto i tre mesi di vita e e sopra i 12 anni) sono stati i problemi intestinali, le polmoniti, qualche miocardite ma meno rispetto a maggio, la febbre e la leucopenia. Dunque anche nelle fasce più giovani e apparente meno coinvolte dalla pandemia, sembra importante l'effetto delle vaccinazioni. Vediamo quali sono le maggiori perplessità e come affrontarle.

Il Covid colpisce pure i giovanissimi

"La mia previsione è che nei prossimi mesi avremmo una pandemia di non vaccinati - avverte Campana - per questo mi chiedo perché dobbiamo rischiare che la fascia under 12 diventi quella dove il virus ha libertà di colpire in maniera più dura. Ecco che la prospettiva di avere un vaccino ci permetterà di proteggere anche i più giovani e non lasciarli in balia di future varianti. Se dovessimo decidere di non immunizzarli, rischiamo di fare autogol. Questa pandemia - osserva il pediatra - diventerà endemica e come altre infezioni, penso ad esempio al morbillo, avrà momenti di recrudescenza in cui potrà essere più aggressiva 
e causare anche decessi, come ha fatto il morbillo". 

Le perplessità sui vaccini ai minori

Le maggiori perplessitù riguardano gli allergici: chi soffre delle classiche allergie stagionali corre qualche rischio in più? E chi ha avuto uno shock anafilattico? Un aiuto viene dalla Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) che ha messo a punto delle raccomandazioni per la "Gestione della vaccinazione per Covid-19 in soggetti di età 12-18 anni con allergie, asma, anafilassi e immunodeficienze". "L'idea di fornire uno strumento di questo tipo era nata in occasione dell'ultimo congresso SIAIP nel corso del quale molte relazioni sono state dedicate proprio al Covid-19" - spiega Gian Luigi Marseglia, Direttore della Clinica Pediatrica della Università degli Studi di Pavia, Policlinico San Matteo - Si tratta di una sorta di Decalogo che fornisce dei consigli utili in primo luogo ai medici, ma anche agli utenti su come gestire i soggetti con una storia di allergie e che è frutto del lavoro di un gruppo di studio che abbiamo creato con questo proposito".  

Ecco cosa fare per chi soffre di asma o raffreddore da fieno

La premessa è che la vaccinazione è raccomandata in tutti i soggetti di età pari o superiore ai 12 anni che non abbiano specifiche controindicazioni. "Per quanto riguarda le allergie, abbiamo individuato tre fasce di rischio, basso, medio e alto, indicate rispettivamente in verde, giallo e rosso e per ciascuna di esse suggeriamo di seguire determinati comportamenti. Alla fine - aggiunge Marseglia- seguendo i suggerimenti della SIAIP, il semaforo per la vaccinazione è quasi sempre verde. Ed ecco cosa consigliano di fare gli esperti per i diversi tipi di pazienti. È sicuramente rassicurante l'indicazione che riguarda la quasi totalità degli allergici: chi soffre del classico raffreddore da fieno o di asma, purché sia ben controllata dalle terapie, presenta un rischio analogo a quello degli individui non allergici e può essere quindi vaccinata senza alcun particolare problema".

E chi ha avuto reazioni allergiche?

OPuò vaccinarsi senza problemi anche chi in passato abbia presentato una reazione allergica in seguito all'assunzione di un alimento o a causa di una puntura d'insetto o per un'allergia al lattice, a patto che questa non si sia manifestata con un'anafilassi. "Quest'ultimo è il fenomeno in assoluto più grave fra le reazioni allergiche, con la comparsa di sintomi che coinvolgono l'apparato respiratorio e cardiocircolatorio, spesso accompagnati da manifestazioni cutanee, gastrointestinali, neurologiche. Chi abbia avuto in precedenza un'anafilassi per esempio da alimenti, lattice o punture di insetti va considerato a rischio medio. In questi casi è necessaria molta cautela e prima dell'eseguire la vaccinazione è indicata l'esecuzione di una visita allergologica per confermare la diagnosi e fornire le opportune indicazioni".

Gli asmatici con malattia non controllata

Appartengono alla fascia di rischio medio anche gli asmatici con malattia non adeguatamente controllata - in cui si raccomanda per prima cosa di correggere la terapia in modo da raggiungere il miglior controllo possibile - sia coloro che abbiano avuto una reazione cutanea estesa dopo la somministrazione della prima dose del vaccino anti Covid-19, sia coloro che abbiano avuto reazioni allergiche a farmaci e vaccini. «In tutti i pazienti con rischio medio il documento SIAIP raccomanda una valutazione allergologica - precisa Marseglia - e comunque la somministrazione del vaccino in un ambiente protetto; viene inoltre indicato di prolungare il periodo di osservazione dopo la vaccinazione a un minimo di 60 minuti". 

Alto rischio

Devono infine essere considerati ad alto rischio coloro che hanno avuto una reazione generalizzata dopo la somministrazione della prima dose del vaccino anti Covid-19 o ad altri farmaci o sostanze contenenti gli eccipienti presenti nel vaccino (che sono ritenuti responsabili della reazione allergica) e coloro che siano risultati positivi ai test cutanei per gli eccipienti del vaccino. "In questi soggetti la cautela è massima: deve essere consultato un allergologo e va valutato attentamente il rapporto rischi benefici. Nei casi in cui si decida di effettuare la vaccinazione questa deve essere praticata in un ospedale che garantisca l'immediata disponibilità dei presidi necessari per affrontare l'emergenza di un'anafilassi o di uno shock anafilattico. Va comunque detto che il rischio di reazioni anafilattiche in seguito alla vaccinazione contro il Covid-19 è molto basso, si stima circa 11 casi per milione di dosi per i vaccini a mRNA".