Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

Milano, 29 marzo 2020 - La Lombardia ieri è arrivata a 39.415 positivi, con un aumento di 2.117 su venerdì, che è inferiore ai due giorni precedenti e non può essere imputato a una scarsità di dati, visto che i 22 laboratori lombardi han processato in ventiquattr’ore 6.643 tamponi (102.503 dall’inizio dell’emergenza). Continuano a crescere come il giorno prima i morti con un test positivo, altri 542 per giungere al conto mostruoso di 5.944. Crescono di altri 1.533 i dimessi dall’ospedale, portando a 21mila i lombardi in isolamento domiciliare, di cui 12.038 mai passati neanche dal pronto soccorso. Stanno cambiando anche i parametri per monitorare la Lombardia in tempesta da coronavirus: l’aumento contenuto dei ricoveri (15 nuovi ieri, a fronte di 456 venerdì e 655 giovedì; martedì il saldo tra ricoverati e dimessi era stato negativo di 173) può esser spiegato anche con lo stato di saturazione degli ospedali lombardi, che avevano ieri 11.152 conclamati nei reparti e 1.319 in terapia intensiva (più altri 110 sospetti Covid già attaccati al respiratore in attesa dell’esito del test). Ma l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha mostato un grafico sugli accessi ai pronto soccorso dal primo febbraio a ieri, e le quattro curve – Bergamo/Brescia, Pavia/Cremona/Mantova, l’Ovest di Como e Varese negli ultimi tre/ quattro giorni; Milano negli ultimi due/tre – stanno flettendo verso il basso.

I dati delle province

Rallentano anche i contagiati a Bergamo (8.349 in aumento di 289, meno di metà del giorno prima), Lodi (+23 a 2.029), Monza (+138 a 2.086), Mantova (+86 a 1.484), Sondrio (388 totali, +26), leggermente a Cremona (+109 a 3.605), molto a Varese (768 con +57, un quarto rispetto a venerdì) e a Milano: la provincia ne aggiunge 314 (contro 547 venerdì e 848 giovedì) a 7.783 totali, la città cresce di 150 a 3.159, velocità dimezzata rispetto a giovedì. Altre province sulle 24 ore sono in aumento (Pavia +165 contagiati a 1.877; Lecco +106, più del doppio di venerdì, a 1.316 totali; Como +87 a 903), mentre Brescia cresce stabile, +373 a 7.678 positivi. 

Garattini: "Lombardia allo stremo, chiudere tutto"

"Chiudere il più possibile, restare in casa, limitare i contatti per poter superare l’emergenza e ripartire". Silvio Garattini, 91 anni, presidente e fondatore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano guarda all’altalena dei dati su contagi, morti e guarigioni. Un bollettino di guerra quotidiano nella regione locomotiva d’Italia. L’unica soluzione reale, finora, è mettersi in quarantena, congelare tutte le attività che possono comportare contatti tra persone e, di conseguenza, contagi. Così, di fronte a un allarme che non rientra, si moltiplicano le voci che chiedono misure ancora più restrittive, a una settimana dall’entrata in vigore del decreto del Governo che ha imposto una stretta alle attività produttive ‘non essenziali’. Una Lombardia ‘zona rossa’, con misure più severe rispetto a quelle in vigore sul territorio nazionale, ultimo baluardo per fare da argine all’avanzata dalla pandemia. Voci che chiedono decisioni forti, invitano i cittadini a un ulteriore sacrificio per poi cogliere i frutti in futuro, soprattutto in termini di vite umane salvate. 

Farmaci sperimentali anche a casa

Non solo i saturimetri per monitorare l’ossigenazione del sangue in telemedicina e l’eventuale ossigenoterapia: il Covid-19 si potrà curare a casa anche con alcuni antimalarici, clorochina e idrossiclorochina, e antivirali usati contro l’Aids (lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat, darunavir, ritonavir), già impiegati negli ospedali per combattere le polmoniti da coronavirus. Per prescriverli basterà una ricetta e saranno a carico del servizio sanitario nazionale. Il via libera dell’Aifa, annunciato dagli assessori regionali Giulio Gallera e Davide Caparini (che aggiungono all’elenco «gli anti reumatoidi», in particolare la sperimentazione del tolicizumab, un anticorpo monoclonaleper trattare l’artrite reumatoide, era già stata autorizzata dall’Agenzia del farmaco), arriva alla vigilia della settimana nella quale, assicura l’assessore Gallera, "partiranno in tutta la regione" le Usca, unità speciali di continuità assistenziale già in campo nella Bergamasca e da domani nel Bresciano, che i medici di base possono mandare a visitare a domicilio non solo i loro assistiti positivi al coronavirus ma anche quelli con sintomi «sospetti», dalla febbre in su, che non hanno mai avuto la controprova d’un tampone (nell’Ats Metropolitana i medici di base ne hanno segnalati 2.500 solo nei primi due giorni). 

Il Sacco allarga la terapia intensiva

Nel giro di due mesi l’ospedale Sacco avrà un nuovo reparto di terapia intensiva completamente isolato e con le più moderne attrezzature. Sarà il frutto di un “regalo” da tre milioni di euro di Ceetrus Italy in cordata con ImmobiliarEuropea e Sal Service - tramite la joint venture Merlata Sviluppo - che sono già partiti con i lavori di ristrutturazione nel vecchio padiglione del Sacco.

Mascherine e ventilatori made in Lombardia

"In Lombardia è in corso una piccola riconversione economica: stiamo producendo mascherine ma produrremo anche ventilatori polmonari". Lo ha assicurato il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala. "Le nostre università e aziende cominciano a mettere a punto nuovi tipi di ventilatori per le terapie intensive" ha ripetuto Sala, sottolineando che nell’emergenza "tutti stanno dando una mano, la risposta del popolo lombardo è importante, insieme a tutta la solidarietà che stiamo ricevendo dal resto d’Italia e dal mondo".