Il logo di Clubhouse
Il logo di Clubhouse

Milano, 1 febbraio 2021 - Si chiama Clubhouse e già il nome evoca qualcosa di riservato ed esclusivo. E in effetti per accedere alla nuova piattaforma non basta la semplice iscrizione ma per ora  serve un invito da chi è già entrato nella community. Ma la vera novità che fa di Clubhouse un'evoluzione del social tradizionale è l'utilizzo esclusivo del messaggio vocale. Non si digitano messaggi scritti, dunque, ma si dialoga in tempo reale all'interno di determinate "room" - aperte o chiuse - attraverso un moderatore. Si torna al passato, dunque, per guardare al futuro con la voce umana che torna protagonista nell'idea sviluppata lo scorso anno in piena pandemia da Paul Davison e Rohan Seth e già finanziata da diversi fondi americani. L'obiettivo è porsi come alternativa "upper" ai vari Whatsapp, Telegram, Signal, sottreando fette di mercato.  

C'è un altro fattore interessante, soprattutto di questi tempi: il rispetto della privacy. Su Clubhouse nulla viene scritto, non ci sono file da condividere o scaricare. Si parla e basta. Dove? In "stanze" open, closed o social che possono essere differenziate per argomenti e gruppi di interlocutori, in cui il moderatore ha un ruolo fondamentale perché spetta a lui concedere la parola a nuovo invitato che al primo ingresso è ancora "muto".  Un meccanismo responsabilizzante, insomma, per tenere lontani haters e disturbatori. Per ora, si diceva, si può aderire solo tramite invito per chi è utente Apple, in alternativa ci si può accodare a una lista d'attesa, dopo avere scaricato la App, aspettando un invito ufficiale da parte di chi è già in Clubhouse.