Bruxelles (Belgio) - La decisione dell'Ema, l'agenzia internazionale del farmaco, sul vaccino AstraZeneca è attesa per domani, mercoledì 7 aprile o per dopodomani, giovedì 8. Un primo annuncio è arrivato dalla commissaria UE alla Salute, Stella Kyriakides. "Siamo in stretto contatto con l'Agenzia europea del farmaco (Ema) sulla valutazione della farmacovigilanza del vaccino di AstraZeneca - ha scritto l'esponente dell'organo esecutivo continentale - La valutazione è attesa per mercoledì". Fonti interne dell'agenzia, successivamente, hanno ipotizzato anche la possibilità che il responso slitti alla giornata successiva, giovedì 8 aprile. Tema del parere richiesto a Ema è l'esistenza di eventuali collegamenti fra i rarissimi casi di trombosi manifestatisi negli ultimi tempi e l'antidoto elaborato dall'azienda anglosvedese.

Balletto di date

Su AstraZeneca "il comitato per la valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (Prac) dell'Ema non è ancora giunto a una conclusione - hanno fatto sapere all'Agi componenti dell'istituto - E la revisione è attualmente in corso". c'è da attendere ancora un po', quindi. Ventiquattro ore, come dice Kyriakides. O addirittura 48. "Comunicheremo e terremo una conferenza stampa non appena la revisione sarà terminata - prosegue la fonte di Ema - ciò e' attualmente previsto per domani (mercoledì 7 aprile) o giovedi' 8 aprile".

"Ci vuole una linea unica"

Dal governo italiano, intanto, arriva una richiesta di chiarezza sul tema. Le nazioni UE, infatti, sul caso AstraZeneca sembrano andare in ordine sparso. Ci vorrebbe, quindi, una pronuncia netta da parte di Ema che possa convincere l'Unione a trovare un indirizzo coerente. Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri a Sky TG24. Su AstraZeneca, ha detto l'esponente dell'esecutivo, "serve una linea unica a livello centrale. Se guardiamo i Paesi europei c'é chi lo ha bloccato, chi lo somministra solo da una certa età in su. Serve unificare". E' possibile che da Ema, chiamata a dire la sua sulla possibilità di correlazioni fra i casi di trombosi e la somministrazione del vaccino, "arrivino raccomandazioni - ha chiosato Sileri - Una cosa è certa. Ci sono più rischi nel non fare il vaccino che nel farlo". Per ora, quindi, "non c'è necessità di uno stop generale".

La voce dei virologi

Preoccupazione sul tema è espressa anche da numerosi virologi. "Qualsiasi decisione verrà presa sul vaccino AstraZeneca credo che ci voglia una presa di posizione forte da parte delle Istituzioni, dal ministero della Salute, dall'Iss e da parte di Aifa - raccomanda Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, intervistato da Adnkronos - perché così è un gioco al massacro a cui non si può più stare. Il vaccino 
AstraZeneca è sotto il fuoco continuo e costante e noi, uomini della sanità pubblica, siamo lasciati soli". Serve una posizione del ministero, insiste Bassetti. "Se si decide domani di interrompere questo vaccino a una determinata classe di età, dobbiamo avere una alternativa. Noi l'abbiamo? Perché diversamente - conclude - si rischia di inficiare la riuscita della campagna vaccinale che ora stava ripartendo con il generale Figliuolo". Difende il preparato dell'azienda anglosvedese Fabrizio Pregliasco, virologo all'università Statale di Milano e direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi a Milano. "Non è ancora chiaro il meccanismo per cui si verificano casi di trombosi del seno venoso cerebrale e nemmeno se esiste un effettivo rapporto causale con la vaccinazione AstraZeneca - ha affermato all'Agi - Sarà assolutamente necessario indagare, ma, ad oggi, le cifre sono davvero irrisorie, per cui rendono i benefici nettamente superiori ai potenziali rischi".