Accoglienza dei minori. Don Giusto apre le porte ma il Comune dice no

Il sindaco Rapinese cancella i posti a disposizione per i ragazzi stranieri soli. Il parroco: "Avevamo ripetutamente dato la nostra disponibilità" .

Accoglienza dei minori. Don Giusto apre le porte ma il Comune dice no
Accoglienza dei minori. Don Giusto apre le porte ma il Comune dice no

È pronto ad aprire le porte della canonica per accogliere altri ragazzini stranieri soli. Nonostante la disponibilità, dal Comune gli hanno però risposto "no". Lo denuncia don Giusto Della Valle, il sacerdote diocesano di confine, parroco di Rebbio a Como, che nei mesi scorsi aveva invitato i migranti che non hanno una casa ad occupare quelle sfitte e che si è offerto di aiutarli. Sono circa 330 i minori non accompagnati in carico all’Amministrazione comunale di Como. Nell’ultimo anno e mezzo, da maggio 2022 ai giorni scorsi, solo attraverso la parrocchia di Crebbio, dove attualmente sono ospiti 27 neomaggiorenni e 26 minori, ne sono transitati altri 450. Lo scorso maggio inoltre, i volontari dell’associazione Rebbio Solidale, fondata propria dal prete di strada, hanno stilato un protocollo con gli amministratori comunali per la pronta e prima accoglienza di 8 minori. L’accordo termina tra qualche giorno, a fine mese, il 31 dicembre.

"Nel novembre scorso abbiamo ripetutamente dato la nostra disponibilità per una proroga dell’accordo – riferisce don Giusto -. La risposta è stata un tardo e secco "no", rifacendosi ai cambiamenti legislativi nazionali che pare trasferiscano soprattutto alla Prefettura gli oneri dell’accoglienza; anche se al momento i decreti applicativi non sono ancora stati pubblicati e saggezza vorrebbe che ai minori, in questo momento transitorio, venisse assicurata continuità educativa". "Parrebbe che per il nostro Comune il minore straniero non accompagnato sia considerato un peso e non una possibile risorsa per la comunità e si accolga quindi con sollievo sia il sopravvenire della maggiore età, sia il trasferimento dei compiti alla Prefettura", commenta con schiettezza il prete, che invece, con i suoi fedeli e volontari, crede che i minori debbano essere amati, educati, accompagnati più degli altri migranti. "A 16 o 17 anni è molto facile perdersi, perché è l’età in cui si forma la propria identità – avverte il sacerdote -. Ci sono poi i neomaggiorenni che si trovano in una situazione ancora più complicata se non hanno raggiunto ancora l’autonomia professionale ed abitativa". Eppure appunto secondo lui per la ricca, opulenta e scintillante Como, non c’è posto per loro, come non c’èra posto per Maria, Giuseppe e Gesù Bambino a Betlemme.

Daniele De Salvo