Milano, 2 giugno 2020 - Nel post-lockdown gli strumenti tecnologici possono contribuire in maniera decisiva a limitare l’ulteriore diffusione del virus. La fase 2 ha visto il ritorno al lavoro di circa 4.4 milioni di italiani. Di questi, 2.9 non avevano mai smesso di lavorare. Ma la ripresa post Covid-19 non può esserci se non adottando sistemi di mitigazione dei rischi di contagio. Occorrono modelli organizzativi di sicurezza per governare la riapertura delle varie attività. Tuttavia queste voci incidono sui bilanci delle imprese, già appesantiti dalla paralisi provocata dalla pandemia. Sono necessarie, quindi, ricette innovative in grado di ottimizzare risorse e attività. Secondo l’analisi di Secursat, società italiana specializzata in nuovi modelli di sicurezza, per far fronte alle esigenze di gestione dei rischi Covid-19 le spese in tecnologia potrebbero far lievitare di oltre il 70% i costi per le aziende. Molte di esse, quindi, sono a rischio chiusura. 

Vanno pianificate fin da ora le tecnologie per limitare, non solo nella fase 2, ma anche nella fase 3, contatti e mobilità, al fine di continuare a garantire la sicurezza dei propri dipendenti e clienti, senza pregiudicare in alcun modo la dinamica ripresa del business. Una delle chiavi decisive potrebbe rivelarsi l’intelligenza artificiale. «Tre le tappe di un percorso virtuoso – chiarisce Maura Mormile, responsabile dell’Area Business Development di Secursat –: la somministrazione di questionari informativi a dipendenti e fornitori per acquisire informazioni utili a monitorare e limitare l’eventuale diffusione del virus; la predisposizione di linee guida sulle modalità di accesso e di comportamento in azienda e la mappatura in via preventiva di aree e reparti produttivi per la definizione del loro grado di rischio. Sulla base di ciò sarà possibile progettare soluzioni tecnologiche, come sensori intelligenti, in grado di mitigare i rischi».