LETTERA:

Non credo di essere un moralista, tutti da giovani abbiamo fatto bravate, ma certe scuse fanno proprio montare la rabbia, come quella della ragazza che si riprendeva nelle incursioni in auto sul sagrato del Duomo: «Sono una influencer». E allora? Pietro C., Milano

RISPOSTA:

Dicono sia una nuova “professione”. Per chi non fa parte delle generazioni cresciute con i social, quella dell’influencer credo resti una figura enigmatica, soprattutto per quanto riguarda l’effettiva utilità. Dubbio che trova ancora più fondamento nel dare conto dell’impresa di quella giovane che a Milano con un amico avrebbe fatto un’incursione sul sagrato del Duomo per girare un video e dimostrare che niente le poteva essere impedito. Ai vigili ha detto di essere una influencer, con tanto di post a dimostrarlo, quasi fosse un lasciapassare, una spiegazione più che logica per chiudere un occhio su quella che altro non è che una bravata che non avrà conseguenze. Chissà se esiste un’associazione di categoria che tutela il buon nome degli influencer o se, trattandosi di una società virtuale, tutto passerà. Se esistesse, potrebbe chiederle almeno conto per danno d’immagine.