Milano, 8 agosto 2020

LETTERA

Più che nel trovare soluzioni e percorsi per arrivare a un rilancio, mi sembra che si stia lavorando a spostare sistematicamente ad altra data le questioni più spinose. Di rinvio in rinvio prima o poi i tempi delle soluzioni vere matureranno e non vorrei fossero tempi magri... Luca B., Milano

RISPOSTA

Cosa vogliamo diventare? Mai come in questo periodo la sorte di questo paese è stata nelle mani di tutti noi e di chi è stato eletto per governarci. Sono venuti meno persino gli alibi dell’Europa matrigna che spezzava i nostri sogni con l’austerità dei conti. I soldi arriveranno, sta a noi spenderli bene per dare un vero impulso al Paese non per aprire la sfida al palo della cuccagna con i soliti professionisti del prendere già pronti in prima fila. Finora più che discutere non si è fatto. Una raffica di valutazioni, previsioni e moniti che hanno portato solo a dei compromessi, spostare più in là di qualche mese quello che sarà il momento del vero rendiconto, quando le questioni non potranno slittare ad altra data, quando dall’ipotizzare licenziamenti si arriverà al momento di licenziare davvero. Più che sprecare energie su documenti desecretati e contrapposizioni nord-sud trite e fuori dal tempo varrebbe la pena prendere coscienza che siamo... nelle nostre mani. E non c’è tempo da perdere anche se è estate.