LETTERA:

Su un aspetto si può dire che siamo già ripartiti e alla grande, la vena polemica e i litigi che imperavano prima dell’arrivo del virus. Se possibile l’aria si è ancora più incattivita, basta niente che dalle richieste di aiuto si passi allo scontro. Stiamo per riaprire nel modo peggiore. Davide N., Milano

RISPOSTA:

C’è da sperare sia solo un’impressione, ma visti i presupposti non è che questa ripartenza stia avvenendo nel modo più accorto possibile. Accortezza che dovrebbe passare soprattutto dal modo di comunicare, perché c’è necessità di avere segnali chiari, pacati e precisi. Si sta invece assistendo ad un innalzamento del linguaggio carico di astio, è caduto nella trappola anche il sindaco di Milano che con una sua frase ha prestato il fianco a valutazioni e polemiche velenose da lite di cortile. Situazione che fa il paio con scenari che vengono tracciati quasi non si tenesse conto della reale situazione del Paese, a cominciare dalla “carta” dello smart working che pare sia destinata a diventare l’asso pigliatutto quando in Italia la banda larga è ancora un sogno per migliaia di comuni, solo una famiglia su tre ha un computer e il settore con il più alto tasso di occupati è il manifatturiero. Così si rischia di finire col parlare di tutto e niente, senza arrivare ad alcuna soluzione. Con un solo risultato: incattivirsi ancora di più. ivano.costa@ilgiorno.net