Milano, 22 gennaio 2020

LETTERA

Da bresciano devo confessare che mi spiace per Mario Balotelli. È vero, il suo arrivo era stato dato come l’evento che avrebbe lanciato il mio Brescia in serie A invece non sta andando così. Ma su questo giocatore mai un atteggiamento equo... Capisco il suo stress. Luca D., Brescia

RISPOSTA

L’hanno chiamato Super Mario, di super ha avuto finora un rendimento fatto di picchi e gole, di atteggiamenti euforici e momenti di silenzio che a trent’anni ne hanno fatto sicuramente uno dei giocatori più “processati“ del calcio italiano. Balotelli ha sempre i titoloni e le attenzioni delle telecamere, quando si arrabbia per i cori (con chi poi minimizza), quando in campo esagera, quando viene punito, quando fa gol... Pare che dietro la sua figura di grande speranza-talento del calcio ci sia sempre un fantasma che aleggia, forse quello delle speranze andate deluse nel Mondiale del 2014 che cominciò con la vittoria sull’Inghilterra - e segnò lui il gol decisivo - eppoi finì mestamente. Neppure nella sua Brescia pare essere riuscito a trovare pace. Ma un buon contributo al personaggio “sopra le righe“ l’hanno dato pure censori, superesperti e profeti del calcio che l’hanno esaltato ai primi gol in serie A a diciassette anni accendendo su di lui riflettori che a quell’età sarebbe meglio tenere spenti.