La scientifica nel locale di Franco Seramondi, nel riquadro
La scientifica nel locale di Franco Seramondi, nel riquadro

Brescia, 11 agosto 2015 - Sparatoria in mattinata a Brescia, uccisi marito e moglie, titolari della pizzeria "Da Frank". La donna, Giovanna Ferrari, 63 anni, è stata freddata ed è morta sul colpo mentre il marito, Francesco Serramondi, 65 anni, è deceduto qualche ora dopo in ospedale. Si tratterebbe di un agguato avvenuto in pieno giorno (poco dopo le 10) in via Valsaviore, zona Mandolossa. Gli aggressori avrebbero con un'arma a calibro lungo e non con una pistola come si è creduto in un primissimo momento. In totale sono stati sparati due, al massimo tre colpi di arma da fuoco. I proiettili, per entrambi, sono andati a conficcarsi tra collo e torace. E sono stati sparati da una distanza ravvicinata, al massimo due metri. Le vittime sono state trovate da un passante che ha visto davanti al locale alcune macchie di sangue, e' entrato e ha visto il corpo della donna.

Sul posto al momento dell'omicidio non c'erano testimoni, le informazioni per ricostruire quanto accaduto dovrebbero arrivare dalle immagini registrate da diverse telecamere nella zona. Sull'accaduto indaga la squadra mobile della Questura di Brescia, che sta ricostruendo la vita delle due vittime per capire cosa abbia armato i killer: si cerca di approfondire ogni particolare del passato di marito e moglie, eventuali problemi che possa aiutare a fare chiarezza, anche di tipo economico.

L'ipotesi che siano stati aggrediti da due persone arrivate in pizzeria in scooter è ancora al vaglio degli inquirenti: il vice questore Emanuele Ricifari non ha confermato questo aspetto. Il passaggio di uno scooter con due persone a bordo sulla rotonda nella zona e il suo arrivo vicino a locale in un momento compatibile con la sparatoria è stato effettivamente documentato, ma poi le immagini non mostrano lo stesso motorino andare via dal luogo dell'agguato. Gli agenti ipotizzano che possa essere uscito da una strada vicina, oppure che la fuga non sia stata ripresa dalle telecamere: quel punto potrebbe non essere coperto.

Anche la polizia scientifica di Milano sta verificando i filmati. Resta anche da chiarire l'eventuale legame tra il duplice omicidio di oggi e l'episodio che circa un mese fa ha coinvolto un dipendente della pizzeria, di origine albanese: mentre andava a lavorare in auto è stato affiancato da un'altra vettura e ferito da alcuni colpi d'arma da fuoco. I responsabili di quell'agguato non sono stati ancora identificati. Un episodio che gli investigatori stanno tenendo in considerazione, verificando tutti i particolari e allo stesso tempo evitando di creare allarmismo tra gli abitanti della zona.

In passato i coniugi Seramondi avevano denunciato lo spaccio di droga fuori dal loro locale, che si trova alla Mandolossa, da sempre al centro di prostituzione e delinquenza spesso straniera. Denunce relative agli anni 2012 e 2013 e quindi ritenute troppo datate per gli inquirenti che non le considerano strettamente legate al delitto. Le denunce sarebbero poi in merito alla situazione generale della zona e non contro soggetti in particolare. Francesco Seramondi e la moglie Giovanna Ferrari erano ripartiti con l'attività dopo un paio di esperienze imprenditoriali concluse con il fallimento. Dopo la riapertura i gestori della pizzeria da asporto avevano appeso un cartello sulla vetrata del locale con la scritta: «Nonostante tutto... Nonostante tutti, Frank ritorna». Al vaglio degli agenti della Squadra Mobile della Questura di Brescia ci sono anche gli ultimi movimenti delle vittime e i tabulati telefonici dei loro cellulari. Tra gli assassini e le vittime potrebbe esserci stato un contatto poche ore prima dell'agguato.

"PERSONE SERIE" - “Giovanna Ferrari e Francesco Serramondi, da tutti conosciuto come Frank, erano persone serie, che conoscevo da anni, che hanno sempre messo impegno e dedizione per il loro lavoro e non hanno mai smesso di denunciare il degrado legale e sociale della zona in cui avevano la loro attività”, ​ha dichiarato il vice capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale ed ex assessore alla sicurezza del Comune di Brescia, Fabio Rolfi.  “Ho la massima fiducia nelle forze dell’ordine - prosegue - e mi auguro che i responsabili di questo massacro vengano catturati e puniti in maniera severa ed esemplare. Purtroppo quanto accaduto dimostra la necessità di porre in essere azioni forti per sradicare la criminalità e ristabilire la legge”. Rolfi ha anche riferito che con Frank “avevamo studiato un’ordinanza per chiudere alcuni locali della zona tuttora aperti e problematici, c’era una segnalazione costante di problemi”. “Spero che questo dramma convinca tutti che la zona della Mandolossa deve essere bonificata da quella feccia sociale che ritiene, a torto, di essere diventata padrona di certe aree della città. Mi auguro si ritorni a quelle politiche di intransigenza verso la criminalità che da vice sindaco avevo posto in essere”, ha concluso Fabio Rolfi.

"MISURA COLMA" - "Sindaco Del Bono, se ci sei batti un colpo. Brescia non ne può più". Queste, invece, le parole dell'assessore al Territorio della Regione Lombardia, Viviana Beccalossi.  "Ogni volta che ho chiesto più sicurezza per questo territorio, cosa che accade sempre più spesso - lamenta l'esponente lombardo di Fratelli d'Italia - Del Bono e i buonisti della sinistra che governano la città, mi hanno attaccato, accusandomi di fare propaganda. Ora la misura è colma, con interi quartieri in ostaggio della criminalità e addirittura un agguato in pieno giorno con due vittime". L'assessore lombardo non ha dubbi: "La prima cosa da fare - sottolinea - é richiedere un incremento di uomini e mezzi per carabinieri e polizia, che, nonostante il grande impegno quotidiano, faticano a fronteggiare una delinquenza dilagante. E, se ciò non bastasse, torniamo a far girare l'esercito in città: le divise infastidiscono i criminali, mentre la gente perbene non le teme, anzi auspica la presenza di militari per le strade a tutela dell'ordine pubblico".

FACEBOOK: "C'ERA DA SAPERLO" - Un ghetto, un punto di spaccio dove c'è chi bussa ai vetri delle macchine per offrire droga: così alcuni dei clienti della pizzeria pasticceria da Frank di Brescia hanno descritto la zona dove si trova il locale davanti a cui sono stati uccisi a colpi di pistola il titolare e la moglie. "C'era da saperlo che finiva così... - ha scritto qualcuno sulla pagina Facebook della pizzeria - sembra di entrare nei ghetti con quei personaggi di 'colore' che ti si piazzano in mezzo alla strada per venderti la droga...e tutti lo sanno". "È anche colpa nostra che tu ora non ci sei più", osserva sulla stessa pagina chi conosceva 'Franco' da quanto "friggeva i bomboloni" in un piccolo garage. "Non permettevi che davanti al tuo locale accadessero certe cose e probabilmente a modo tuo avrai detto a chi di dovere che non lo dovevano fare" ha osservato aggiungendo che se i bresciani avessero mandato a quel paese «chi ti bussava ai vetri delle macchine per volerti rifilare non di certo pizze», magari «tu saresti sempre ed instancabilmente dietro a quel vetro a lanciare sorrisi e impastare le mie adorate trecce". "Se ne sono andate due persone che hanno fatto parte fino ad oggi della storia di Brescia. Hanno fermato loro - sottolinea un altro messaggio -, ma non fermeranno mai il loro ricordo". C'è chi parla di "schifo", chi si definisce "furioso", chi ha messo il logo della pizzeria (un ritratto di Frank con sfondo giallo) come immagine del profilo e chi ricorda che "essere bresciano era anche esser passato da te, a notte fonda o alba inoltrata per una pizza, un cornetto o una semplice chiacchierata". «Fare le notti - scrivono - non sarà più lo stesso senza la pizza di Frank!!!".