Una protesta contro il Green pass
Una protesta contro il Green pass

Brescia - Sono circa una decina i casi per ora noti di docenti bresciani no vax in via di sospensione o di supplenti non assunti perché sprovvisti di Green pass. "Noi siamo per la libertà di scelta – spiega il coordinatore provinciale del sindacato Gilda, Adriano Cattelan – questo ha fatto sì che molti si rivolgessero a noi. Da Brescia ci sono arrivate una ventina di chiamate, nella Bergamasca sono almeno una trentina i docenti che si stanno autogestendo". Tra i non vaccinati, diversi hanno scelto di sottoporsi a tampone ogni 48 ore per poter lavorare. I più battaglieri, su suggerimento di alcuni legali, hanno scelto di presentarsi per 5 giorni senza Green pass per arrivare alla sospensione e poi far ricorso. La situazione più comune è, però, quella di supplenti che non vengono assunti perché non possono materialmente entrare a scuola per firmare il contratto.

È il caso di Gianfranco Bicchierai, biologo, che mercoledì ha sporto denuncia ai carabinieri di Breno, Comune in cui era arrivato da Carpenedolo per prendere la supplenza di 9 ore settimanali in Scienze e tecnologie chimiche all’IIS Tassara-Ghislandi. "Mi sono presentato – racconta – con il documento sostitutivo della certificazione verde, valido a ogni effetto di legge, perché redatto da giuristi e avvocati del Comicost". Il Comitato per le libertà Costituzionali (con sede a Romano di Lombardia) è presieduto dall’avvocato Nino Filippo Moriggia del Foro di Brescia. Il documento, partendo dalle normative europee sulla discriminazione, autocertifica il diritto di "ingresso in ambiente previsto dalla certificazione verde", "di utilizzo dei trasporti", "di frequenza in tutte le scuole" anche se la normativa in vigore non prevede nulla del genere.

"Lo avevo anticipato via mail – prosegue Bicchierai – All’operatrice che all’ingresso mi ripeteva che si poteva entrare solo con Green Pass ho spiegato che l’autocertificazione è paritetica a ogni effetto di legge ed è addirittura superiore, perché tutela chi controlla dal violare le norme sulla privacy". Alla fine, Bicchierai non è stato fatto entrare e si è rivolto ai carabinieri per denunciare la scuola con la sua dirigente ritenendo che siano stati lesi i suoi "diritti fondamentali, umani, professionali e civili". "Oggi sono disoccupato – racconta – Già sospeso per un mese e 10 giorni alla fine dello scorso anno scolastico dopo 4 sanzioni da due istituti, molto legate a ciò che comunicavo a colleghi e presidi via mail per avvertirli sulla pericolosità di quelle che ritengo essere sperimentazioni allarmanti".