Un'immagine simbolica di violenza su una donna
Un'immagine simbolica di violenza su una donna

Brescia, 7 ottobre 2018 - La denuncia l’ha fatta nell’ottobre del 2009 dopo che la psicologa a cui si era rivolta le aveva detto di raccontare agli inquirenti le attenzioni morbose a cui l’avrebbe costretta a partire dalll’estate del 2002, allora aveva solo 8 anni, e fino a quella di sette anni dopo l’ex compagno della madre tra il lago di Garda e la Bassa bresciana. In Procura era quindi stato aperto un fascicolo per violenza sessuale e il racconto della ragazzina, oggi ha 24 anni, aveva trovato riscontro anche nell’incidente probatorio che si era tenuto nel 2010.

Ci sono voluti altri 8 anni prima che la vicenda arrivasse però in aula per il dibattimento. Per tre volte (nell’aprile e nel dicembre del 2014 e nella primavera del 2016) infatti il procedimento si è incagliato in udienza preliminare quando il gup ha ritenuto non valida la richiesta di rinvio a giudizio considerando non completo il decreto di irreperibilità dell’imputato, un bresciano del 1964, che aveva lasciato l’Italia per motivi di lavoro e che per il giudice la procura di Brescia non aveva cercato nel modo corretto. Solo il 17 ottobre 2017 la situazione si è «sbloccata» e l’uomo è stato rinviato a giudizio a più di 15 anni dalla prima presunta violenza subita dalla ragazza.

Ieri davanti alla prima sezione penale del tribunale di Brescia il processo è entrato nel vivo e al banco dei testimoni sono saliti sia la ragazza che il suo presunto aguzzino, l’uomo che lei continua a chiamare “papi”. «Tutto è cominciato nell’estate del 2002 quando eravamo in vacanza sul lago di Garda – ha raccontato la 24enne – Quasi ogni giorno entrava nel mio letto, mi toccava e si faceva toccare. Una volta finite le vacanze le attenzioni sono andate avanti quando siamo tornati alla vita di tutti i giorni. È accaduto, anche se con una frequenza minore, anche dopo che mia mamma e lui si sono lasciati. Andavo a casa sua, dove vivevano anche le due figlie nate dalla relazione con mia madre, e mi fermavo lì a dormire».

A convincerla a denunciare l’ex compagno della mamma, finito in carcere tra il 2004 e il 2005 per altre vicende, è stato nel 2009 il fidanzatino a cui aveva raccontato quello che accadeva. «L’ho fatto piangendo – ha ricordato la ragazza – Quando entrava nel mio letto non mi sembrava facesse qualcosa di sbagliato: baciava mia mamma e quindi non mi sembrava strano il fatto che facesse certe cose anche con me». Ha invece negato tutto il 54enne: «Non capisco perché abbia raccontato tutte queste bugie. Non è vero». Il processo è stato aggiornato al prossimo febbraio.