Terno d'Isola (Bergamo), 12 maggio 2018 - Le sue dure prese di posizione a favore dell’innocenza del fratello durante le indagini e il processo in Corte d’Assise a Bergamo, avevano vivacizzato l’inchiesta sulla morte della 13enne Yara Gambirasio. Laura Letizia Bossetti, sorella gemella di Massimo, 48 anni, condannato all’ergastolo perché ritenuto il killer della ragazzina di Brembate Sopra, ha sempre difeso il fratello, credendo alla sua estraneità ai fatti. Nel corso delle indagini, con il muratore di Mapello già arrestato e dunque dietro le sbarre di una cella della casa circondariale di Bergamo, la donna denunciò di essere stata minacciata e aggredita proprio per questa sua insistenza nel difenderlo.

Gli accertamenti delle forze dell’ordine, però, non approdarono a nulla e Laura Letizia venne iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di simulazione di reato. La stessa imputazione che ieri mattina le è costata una condanna: la sorella di Bossetti, assistita dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, ha patteggiato davanti al giudice Stefano Storto una pena a 1 anno e 4 mesi con la sospensione condizionale. La donna, però, ha fatto fare tutto al legale, preferendo non presentarsi in aula.

Gli episodi contestati nel capo d’imputazione erano due, entrambi avvenuti a Terno d’Isola sotto la casa dei genitori di Letizia Bossetti: il primo il 29 agosto del 2014, quando la donna dichiarò di essere stata affrontata e minacciata verbalmente da alcuni sconosciuti (la denuncia ai carabinieri di Calusco d’Adda è del 3 settembre); il secondo invece il 5 settembre dello stesso anno: in quell’occasione la sorella di Bossetti disse (la denuncia risale al 13 settembre) di essere stata aggredita da due uomini incappucciati che la picchiarono. Ma al pronto soccorso dell’ospedale di Ponte San Pietro, i medici non le riscontrarono nessuna lesione. Le telecamere comunali piazzate nei luoghi dove raccontò di essere stata minacciata e aggredita, inoltre, non avevano filmato niente di sospetto. Secondo la Procura di Bergamo, la 50enne non aveva mai subìto aggressioni e per questo venne iscritta nel registro degli indagati per simulazione di reato.