Viviana è morta al Papa Giovanni XXIII nell’aprile del 2020 dopo due interventi
Viviana è morta al Papa Giovanni XXIII nell’aprile del 2020 dopo due interventi

Bergamo -  «Sicuri che è successo quello che vi è stato raccontato? Che Cristian Locatelli abbia ucciso volontariamente Viviana? Bastano 28 segnalazioni sul casellario di Locatelli (per rapine, resistenza a pubblico ufficiale) e mai violenza su donne, per farne un omicida? Se voi siete sicuri, io no. Qui il vero e principale accusatore è lo zio di Viviana, Gian Pietro Roncoli: ma siamo convinti che i fatti siano andati come ha detto? Viviana è morta perché scivolata dalle mani di Locatelli ed è caduta a terra, sul pavimento. Non ci sono segni di percosse (ma dall’autopsia erano emersi)". Sono i dubbi sollevati dal difensore di Locatelli, avvocato Luca Del Bue, nella sua arringa, conclusa con la richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto. Assoluzione anche per le percosse e lesioni.  In subordine, la riqualificazione dell’omicidio volontario e maltrattamenti.

Il pm, Paolo Mandurino, aveva chiesto l’ergastolo. Il 42enne è a processo perché accusato di aver ucciso a botte la fidanzata, Viviana Caglioni, 34 anni. Tra madre, Silvana Roncoli, e figlia i rapporti non erano buoni. Viviana faceva uso di droghe e alcol. In quella casa al primo piano abitava lo zio di Viviana, il principale accusatore. "Ha raccontato fandonie – ha chiosato il difensore di Locatelli – e si è comportato come Pinocchio, è un bugiardo. Ma è possibile che lo zio vede la nipote a terra e non chiama aiuto? Lui cosa fa? Si veste ed esce". Lo zio, presente quella sera in casa, è stato sentito solo durante l’incidente probatorio in questura, dopo aver fornito versioni contrastanti perché aveva paura di Locatelli. Ma una volta rassicurato, si è lasciato andare. Per la procura è ritenuto attendibile. Il 29 ottobre spazio all’imputato.