Lite a Malindi, cane morde manager del resort di Briatore: tolto il passaporto alla proprietaria dell’animale

Kenya, l’avvocata bergamasca Rita Duzioni finisce a processo ma denuncia la manager del Lion in the Sun: "Pretende soldi"

L’avvocata Rita Duzioni
L’avvocata Rita Duzioni

Siamo in Kenya. A Malindi, per l’esattezza. È qui, tra spiagge tropicali da sogno costellate di hotel e resort, tramonti da mille e una notte, che avvengono i fatti, il 16 aprile 2023. Il lusso, però, è solo un contorno alla vicenda che vede come protagoniste da una parte l’avvocata bergamasca Rita Duzioni, attualmente bloccata a Malindi con applicata la misura cautelare del ritiro del documento d’espatrio e imputata dalla sezione 243 del codice penale del Kenya per "omessa custodia di animali", anche se al momento dei fatti lei era in Italia. E dall’altra Chetrin Gelmi, italiana, manager director al Lion in the Sun, resort di proprietà di Flavio Briatore, ubicato di fronte ad Adamson Place.

Una contro l’altra per una questione di cani. "Il 28 dicembre ho scoperto che la polizia turistica del Kenya voleva vedermi — racconta l’avvocato Duzioni —. Quando mi sono presentata mi hanno arrestata, mi hanno preso le impronte digitali, mi hanno notificato il capo di imputazione e trasportata in tribunale. Qui hanno stabilito una cauzione e mi hanno ritirato il passaporto. E ieri mattina durante l’udienza sono stata aggredita dall’avvocato che assiste Gelmi e io l’ho denunciato. Nel frattempo ho dovuto bloccare la mia attività professionale, con un notevole danno — conclude —. Non sono agli arresti domiciliari, ma visto che senza documenti non posso girare e non posso nemmeno andare in ambasciata è come se lo fossi".

Ma cosa è successo quel 16 aprile? Un askari, una guardia addetta al controllo dei confini d’immobili, si era dimenticato di chiudere il cancello dell’Adamson Place, edificio che l’avvocato Duzioni usa con la sua famiglia, permettendo ai cani di uscire dalla proprietà. Nell’abitazione ve ne sono cinque tolti dalla strada tre anni fa circa, regolarmente vaccinati e sterilizzati, che aiutano le guardie al controllo dei confini e che non hanno mai dato problemi. Ma quel giorno succede qualcosa di imprevisto. La manager sta camminando con il suo cane libero non al guinzaglio sulla strada adiacente e quando vede quelli dell’avvocato andare verso il suo ha pensato che lo aggredissero per cui "ha preso un mio cane e gli ha tirato la coda e dato calci, il cane si è girato e l’ha morsa (la manager è stata medicata al polpaccio con dieci punti di sutura e dieci giorni di prognosi, ndr).

Gli altri hanno giocato tra di loro per poi rientrate nel cancello della nostra proprietà. Nulla è successo al cane di Gelmi, i cani volevano solo giocare. Con Gelmi, che peraltro conosceva i cani e che non temeva, pensavo di aver raggiunto un accordo, infatti, le sono stati inviati i soldi richiesti".

Tutto documentato nella denuncia querela - perché la storia è arrivata a questo punto - che Duzioni ha presentato alla Procura di Bergamo e per conoscenza all’ambasciata d’Italia in Kenya contro la manager del locale di Briatore per il reato di estorsione. Intanto è stato avviato il processo in Kenya e la Corte ha invitato le parti a trovare una soluzione. All’udienza del 5 gennaio la Corte "ci ha invitato nuovamente a trovare un accordo e io offrii ulteriori 50.000,00 khs (400 euro circa) oltre ai 44.000 khs già pagati in precedenza, ma l’avvocato della signora Gelmi rifiutò e mi mostrò un foglio, che si riprese immediatamente, con scritto quanto voleva e cioè circa 2.990.000 khs (circa 20.000 euro). La signora Gelmi vuole quella somma per dare il consenso all’archiviazione e il rilascio del passaporto". Per lei in ingiusto profitto.

Da lì scatta la contromossa dell’avvocato Duzioni che avvia un procedimento nei confronti di Gelmi con l’ipotesi di estorsione. Ma la storia è destinata a continuare, perché lunedì in Kenya è prevista un’altra udienza, siamo già alla settima. Interpellata, Chetrin Gelmi non vuole commentare. "C’è un processo in corso", si limita a dire.