La sfida in handbike. Partito il prof Parsani: attraverserà il deserto

Il docente bergamasco nel 2017 ha avuto un grave incidente in moto "Credo nel potere delle storie personali per ispirare il cambiamento" .

La sfida in handbike. Partito il prof Parsani: attraverserà il deserto
La sfida in handbike. Partito il prof Parsani: attraverserà il deserto

Mentre in molti saranno a tavola per il pranzo di Natale oppure scarteranno i regali, lui starà pedalando a forza di braccia in mezzo al deserto della penisola arabica, in nome della ricerca, dell’inclusività e della solidarietà. Domenico Matteo Parsani ha cominciato la sua impresa: il professore bergamasco di 43 anni, che nel 2017 ha avuto un brutto incidente in moto, in seguito al quale ha riportato una lesione midollare parziale che lo costringe in sedia a rotelle, e che, dopo aver girato il mondo e aver lavorato anche alla Nasa, è ora docente di Matematica applicata e Scienze computazionali al Kaust - King Abdullah University of Science and Technology in Arabia Saudita -, sta percorrendo 3mila chilometri in sella alla sua handbike, dal Golfo Persico al Mar Rosso. È una sfida sportiva, scientifica e umana eccezionale.

Durante il suo viaggio in solitaria, sebbene costantemente monitorato a distanza con sofisticati sensori oltre che da un drone, sta raccogliendo e trasmettendo in real time dati sul proprio fisico, come una sorta di laboratorio vivente viaggiante, che consentiranno di realizzare strumenti e percorsi di riabilitazione innovativi per tutti. Sta inoltre raccogliendo fondi per i bambini meno fortunati. "Credo nel potere delle storie personali per ispirare il cambiamento – racconta Matteo -. Il mio viaggio incarna lo spirito di determinazione e resilienza. È anche un’opportunità per mostrare l’impegno dell’Arabia Saudita a favore dell’inclusività e della promozione degli sport per migliorare la qualità della vita". Lo affiancano molti colleghi del Kaust che si sono occupati sia di studiare, sia di realizzare un casco, una giacca e una maglietta dotati di biosensori avanzati per monitorare ad esempio la frequenza cardiaca, i livelli di dopamina, il livello di energia, il tasso di secrezione del sudore e i movimenti. Ci sono inoltre i ricercatori del Centro di riabilitazione Villa Beretta di Costa Masnaga e dell’istituto di ricerca e innovazione collegato.

"Persone determinate come Matteo dimostrano che anche se qualcuno ha problemi in termini di controllo motorio, possono talvolta fare di più più delle persone senza disabilità motorie", commenta Franco Molteni, direttore clinico proprio di Villa Beretta.