La piccola Beatrice con i genitori
La piccola Beatrice con i genitori

Fiorano al Serio (Bergamo), 2 aprile 2020 - Il peggio sembra ormai alle spalle, anche se abbassare la guardia non è ancora consentito. Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ha detto sostanzialmente questo il 31 marzo durante il consueto bollettino di aggiornamento sull’epidemia da Coronavirus. Una frase che sembra aderire perfettamente alla storia della piccola Beatrice, la neonata bergamasca ricoverata all’ospedale Papa Giovanni per venti giorni dopo essere risultata positiva al Covid-19. La sua storia sembra un po’ il simbolo di questa fase dell’epidemia. La piccola è tornata nella sua casa di Fiorano al Serio – uno dei comuni di quella Valseriana letteralmente flagellata dal virus – dal 23 marzo dopo essere entrata in ospedale il 5. Beatrice aveva 23 giorni di vita.

Lunedì scorso il tampone ha dato esito negativo, ma il giorno seguente nuovamente positivo nonostante Beatrice non accusasse nessun sintomo. «I medici ci hanno rassicurato – dice mamma Marta –. Se la bambina cresce, mangia ed è tonica non ci sono problemi. Ora attendiamo speranzosi il 9 aprile, quando sarà sottoposta ad un nuovo test». Per Beatrice e per la sua famiglia (oltre a mamma Marta ci sono anche il papà Marco Albergati e tre fratelli) l’esito negativo del tampone sarebbe un grande regalo di «complimese» anticipato visto che è nata l’11 febbraio. 

Signora Marta, prima di tutto come sta Beatrice? 
«Ora sta bene, da qualche giorno ho ricominciato ad allattarla anche al seno. Ha appetito e respira senza problemi. In casa usiamo la massima cautela: io e mio marito sempre con la mascherina e i fratelli non si avvicinano più di tanto». 

Facciamo un passo indietro: come vi siete accorti del contagio? 
«A inizio marzo la bambina stranamente non mangiava e anche il pianto non era quello di sempre. Quando è comparsa la febbre l’abbiamo portata in pronto soccorso a Bergamo. Come da prassi, i medici gli hanno fatto il tampone ed è risultata positiva». 

Lei e suo marito ve lo aspettavate?
«Assolutamente no, perché ci siamo chiusi in casa dal 23 febbraio, ma probabilmente Beatrice è stata contagiata durante una visita medica che abbiamo fatto il 26».

Come avete vissuto i giorni del ricovero?
«Con un senso di impotenza e ad un certo punto anche con la paura che non riuscisse a sopravvivere. Ci dicevano che stava bene ma noi ci chiedevamo: Ma se sta bene perché non la rimandano a casa?».

Il vostro calvario sembra quasi alla fine ma che cosa le lascia questa vicenda?
«Io ho perso mio nonno e un altro parente per il Coronavirus e ho rischiato di perdere mia figlia, che di fatto per ora non ha ancora visto il mio volto perché coperto quasi sempre da una mascherina. Che cosa mi lascia? Che la vita è imprevedibile ma è anche una cosa meravigliosa».