Caravaggio (Bergamo), 12 maggio 2018 - A oltre un mese dal duplice omicidio, avvenuto il 4 aprile, il pm Gianluigi Dettori, titolare del fascicolo, ha dato il nullaosta per la restituzione ai familiari delle salme di Maria Rosa Fortini, 40 anni, e del compagno Carlo Novembrini, 51 anni (la coppia viveva a Sergnano, nel Cremasco) uccisi a colpi di pistola, con una calibro 9x21, nella sala slot Gold Cherry. Il locale, situato nel centro commerciale alle porte del comune, venerdì 28 aprile ha riaperto i battenti, dopo che i carabinieri della compagnia di Treviglio lo hanno dissequestrato. Autore del duplice omicidio è il fratello di Carlo Novembrini, Maurizio, 43 anni, che rischia l’ergastolo.

Carlo si era stabilito a Treviglio dopo aver scontato in via Gleno una pena, nel 1999, per associazione mafiosa: era legato al clan Madonia, a Gela, città dove era nato. Maurizio l’aveva seguito nella Bassa dopo aver accumulato una sfilza di precedenti per furto, ricettazione, stupefacenti, reati commessi quando anche lui, secondo gli inquirenti, era tra gli affiliati al clan Madonia. Se l’autopsia, effettuata al Papa Giovanni XXIII dal medico legale Matteo Marchesi, ha solo confermato la modalità d’esecuzione (il primo colpo si è inceppato, il secondo ha centrato al petto Carlo e il terzo alla testa, poi un altro al collo della Fortini) quello che ancora non è emerso è il movente che avrebbe spinto Maurizio a far fuoco sul fratello e sulla compagna dopo una breve discussione.

Durante l’interrogatorio di convalida il killer ha raccontato, con dichiarazioni spontanee, la sua verità. «Mi ha rovinato, non volevo sparargli, mi minacciava da anni, ma non so perché mi odiasse, mi voleva rovinare». Non voluto aggiungere altro. Non ha detto se tra lui e il fratello Carlo ci fossero questioni di affari, di donne, oppure qualcosa che ha radici lontane, a quel passato di affiliazione al clan Madonia. O forse Maurizio non ha voluto dare una spiegazione chiara sul movente perché potrebbe minacciare altre persone che sanno qualcosa. I familiari, durante l’interrogatorio, sono apparsi reticenti e poco propensi a parlare. Si torna dunque al movente per mettere la parola fine su questo duplice omicidio: gli investigatori continuano a indagare per arrivare alla verità.