Carabinieri e sommozzatori recuperano il corpo dell’uomo nel naviglio Pallavicino
Carabinieri e sommozzatori recuperano il corpo dell’uomo nel naviglio Pallavicino

Bergamo, 19 febbraio 2021 - Un litigio violento tra due cugini di origine kosovara, che condividevano lo stesso appartamento, a Calcio, nella Bassa. Poi una sera, era il 17 gennaio del 2020, Musli Morina, 23 anni, sospetta che il cugino Erion Morina, stessa età, lo abbia derubato di 50 euro. Un sospetto che con il trascorrere del tempo si trasforma addirittura in un omicidio. L’imputato, come è stato ricostruito grazie anche alle immagini, ha colpito il cugino con un’arma da punta e da taglio (mai ritrovata) con intensità tale da provocare quattro ferite (quella mortale alla regione parietale sinistra scagliata con forza da penetrare il cuoio cappelluto). Musli ha poi ha trascinato il cugino per 36 metri lasciando una scia di sangue dietro di sé per gettarlo dentro il canale Naviglio Pallavicino Cremonese. Il corpo rimase impigliato nel canale e ritrovato il mattino da due netturbini.

L’autopsia ha stabilito che il 20enne era ancora vivo quand’era finito in acqua: l’asfissia da annegamento ha accelerato il decesso, che sarebbe intervenuto comunque, ha spiegato il medico legale nella sua relazione. A processo in Corte d’assise, Musli Morina, , è stato condannato in primo grado a 21 anni di reclusione per l’omicidio volontario, aggravato da futili motivi. Disposta anche una provvisionale di 70mila euro. La lite tra i due cugini, come scritto nelle motivazioni, è iniziata in un bar del posto dove erano andati a giocare alle slot. Un riscontro sulla riconducibilità dell’aggressione per la sparizione dei 50 euro, arriva dal ritrovamento nella tasca dell’imputato, durante il trasferimento in carcere, di una banconota di quel taglio recante macchie di sangue, anche della vittima. La lite è proseguita in strada per sedici minuti non continuativi.

E’ pacifico, secondo il tribunale, che sia stato proprio l’imputato il primo ad aggredire e la condotta non lascia spazio a dubbi di sorta circa l’effettiva volontà di provocare la morte del rivale che si stava allontanando: uso di un’arma da taglio, l’attacco alle spalle. Gettando il corpo di Erion nel canale, Musli "può certamente ritenersi avere portato a termine consapevolmente il suo progetto omicidiario". Musli avrebbe cercato di difendersi dalle accuse, scaricando sul cugino le responsabilità del gesto compiuto. Ma le immagini delle telecamere hanno indicato altro.