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23 apr 2022

A processo per l’omicidio del cugino La difesa gioca sulla perizia psichiatrica

L’imputata, Eliana Mascheretti, sarà sentita il 20 maggio: i suoi legali puntano a veder derubricare il reato in preterintenzionale

francesco donadoni
Cronaca
Pedrengo: i. sigilli apposti. dopo l’omicidio di Giuliano Mascheretti I carabinieri nell’abitazione di via Camozzi
Pedrengo: i. sigilli apposti. dopo l’omicidio di Giuliano Mascheretti I carabinieri nell’abitazione di via Camozzi
Pedrengo: i. sigilli apposti. dopo l’omicidio di Giuliano Mascheretti I carabinieri nell’abitazione di via Camozzi

di Francesco Donadoni

Lei, Eliana Mascheretti, 62 anni, ingegnere in pensione, a processo per l’omicidio del cugino Giuliano, 73 anni, ex professore di lettere, avvenuto la sera del 20 dicembre 2020 nella villa di famiglia a Pedrengo, verrà sentita alla prossima udienza, il 20 maggio alle 9 alla presenza dello psichiatra, come chiesto dai suoi difensori, avvocati Carlo Cofini e Francesca Longhi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Giovanni Petillo (a latere Anna Ponsero). Già, perché si gioca molto sulla perizia. Una prima era stata eseguita durante l’incidente probatorio (con analisi sovrapponibili, eccetto che nelle conclusioni) da parte del gip e del consulente di parte. Il primo aveva dichiarato l’imputata, che deve rispondere di omicidio volontario aggravato, parzialmente capace al momento del delitto, il secondo del tutto incapace. Sulla perizia si basano anche altre due richieste della difesa: che l’eventuale attenuante della seminfermità sia ritenuta equivalente o prevalente sull’aggravante contestata.

E che il reato venga derubricato in omicidio preterintenzionale, così da poter ottenere uno sconto di pena di un terzo previsto dal rito abbreviato. Una vita, quella di Eliana, ai domiciliari e in cura in un Centro psico sociale, dedicata al lavoro e alla cura dei genitori prima e del cugino poi. Poco spazio per lei, come hanno raccontato chi la conosciuta bene e l’ha frequentata fino a quella maledetta sera. La perdita della madre prima e del padre successivamente sono stati un brutto colpo. A un certo punto si è trovata sola in quella casa di famiglia. E non si è tirata indietro nemmeno quando nel 2015 il cugino Giuliano, senza casa, pieno di debiti e malandato (non ci vedeva bene da un occhio) era sulla strada. Lei non ci ha pensato due volte per ospitarlo nella villa e prendersene cura: nonostante gli stili di vita diversi. Ma che tipo era questo professore di lettere? Ne ha fatto una descrizione una cugina diretta. "Da piccolo ha sofferto la presenza dei genitori che non gli permettevano nulla. Lui non poteva decidere niente. Anche i soldi per le sue spese glieli dava la madre. Quando sono morti, lui cominciato a sperperare il patrimonio di famiglia facendo molti debiti anche per le sue amicizie. Io stessa ho scoperto un ammanco in banca di oltre 50mila euro. E lui mi diceva: non ti preoccupare, poi sistemo tutto". Intanto nell’udienza di ieri sono stati sentiti il medico legale che aveva effettuato l’autopsia su incarico del pm Emanuele Marchisio, titolare del fascicolo, il dottor Matteo Marchesi, anatomopatologo del Papa Giovanni XXIII, e i consulenti della difesa, i dottori Marco Terzi, dell’università di Milano, e il collega Dario Caldiroli, anestetista del Carlo Besta. Giuliano Mascheretti è morto per i colpi ricevuti dalla cugina, oltre una settantina sferrati con un martello,

o in seguito al rigurgito, dopo essersi sentito male, che lo ha soffocato? I consulenti della difesa hanno spiegato che i colpi alla testa sono quattro, ma si tratta di ferite superficiali. Gli altri sono stati evidenziati all’emitorace, al costato. Il tutto poteve richiedere al massimo una guarigione in 60 giorni. Quando è avvenuta l’aggressione la vittima aveva già cenato. Poi aveva fatto la doccia, era andato a letto, aveva preso un farmaco perché non si sentiva bene. Dopo un po’ ci sarebbe stato il rigurgito fatale.

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