Monica Forte, dal 2018 presidente della Commissione Antimafia della Regione
Monica Forte, dal 2018 presidente della Commissione Antimafia della Regione

Da una parte le famiglie, dall’altra le imprese. I volti fragili della pandemia si nascondono tra le mura domestiche e nelle aziende, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, caratterizzate da scarsa liquidità e bassa capitalizzazione. «Sarebbe necessario estendere fino al 31 dicembre lo stop anche delle aste immobiliari per i prestiti che i cittadini non sono in grado di restituire alle banche su prime case, laboratori e negozi – è l’invito al Governo lanciato ieri da Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana e presidente della Fondazione San Bernardino –. Se non si interverrà in tempo, 90mila famiglie in Italia, di cui 20mila in Lombardia, ulteriormente impoveritesi durante il lockdown, vedranno la casa dove vivono, il negozio e il laboratorio che rappresenta la loro fonte di reddito, messi all’asta». Il rischio, così come per le imprese strozzate dai debiti, è di rivolgersi a usurai senza scrupoli, pronti a prestare denaro contante a un tasso d’interesse impossibile da sostenere nel tempo.

Milano, 24 ottobre 2020 - Covid e usura . Una presenza ramificata e diffusa calata nei mesi angosciosi della pandemia. Domande per Monica Forte, dal 2018 presidente della Commissione Antimafia della Regione Lombardia.

Il Covid incide sul fenomeno dell’usura?
"Ha inciso, incide e inciderà. Proprio nei mesi del lockdown si evidenziava, a livello nazionale, un calo del 60 per cento dei reati e, al contrario, un incremento di quasi il 10 per cento di quelli legati all’usura. L’usura ha avuto un facile impatto sulla fragilità delle aziende piccole e medie. Un terreno fertilissimo per la criminalità, sempre alla ricerca sia del consenso sociale sia del controllo del territorio. Anche prima del Covid, l’usura a livello nazionale aveva un giro d’affari di 30 miliardi l’anno".

E in Lombardia?
" La Lombardia è fra le regioni con il maggiore tessuto imprenditoriale, soprattutto per micro, piccole e medie imprese. Quindi ad alto rischio di usura. Una cosa è certa. A livello territoriale il numero delle denunce rimane purtroppo esiguo. Questo per una serie di motivi. La paura di denunciare. Il fatto che l’usurato viene messo in condizione di compiere a sua volta dei reati, per esempio quello di false fatturazioni. La dipendenza anche psicologica dall’usuraio. Il senso di riconoscenza nei confronti di colui dal quale si è ottenuto ciò che non si è ricevuto tramite i canali regolari. Il senso di riconoscenza in questo periodo è addirittura aumentato " .

Chi è l’usuraio di oggi?
"La criminalità organizzata, con l’usura, non ha come obiettivo il guadagno economico. L’usura è finalizzata ad acquisire le aziende legali in crisi, divorandole da dentro con i debiti, a scopo di riciclaggio. Oppure a creare rapporti di dipendenza, per ‘riscuotere’ il favore in altre circostanze, per esempio nella raccolta di voti ".

Come si rileva il fenomeno?
" Lo scorso giugno Confcommercio ha inviato un questionario a 5.300 imprese aderenti delle province di Milano, Lodi, Monza Brianza. Veniva chiesto se da marzo a giugno avevano ricevuto proposte di credito non convenzionale oppure proposte di acquisizione dell’azienda o di parte delle quote. La prima domanda ha restituito il 3 per cento delle risposte. La seconda ha avuto, vorrei dire drammaticamente, il 9 per cento di risposte affermative soprattutto nel settore della ristorazione. E parliamo solo di aziende associate. Anche diversi prefetti hanno lanciato l’allarme sul ‘Welfare mafioso’. Da varie relazioni arrivano ritorni sia a me, sia al professor Dalla Chiesa, presidente del comitato tecnico-scientifico per la legalità e il contrasto alle mafie. A luglio abbiamo fatto una serie di audizioni con ordini professionali e associazioni di categoria: nonostante il bassissimo numero di denunce, l’usura è un fenomeno diffuso, insidioso e pervasivo nel tessuto economico lombardo".

Le azioni di contrasto.
"A luglio, in accordo con Anci Lombardia, la Commissione Antimafia ha scritto alle amministrazioni locali. Abbiamo dato i riferimenti delle quattro associazioni riconosciute dal ministero dell’Interno. Adesso bisogna alzare un po’ il tiro. Si devono mettere attorno a un tavolo tutte le istituzioni per discutere due questioni. Gli aiuti alle imprese che stanno cercando di sopravvivere. Siamo alla fine di ottobre e si stanno erodendo i patrimoni di famiglia. Quanto può durare? È necessaria l’immissione di una forte liquidità per non vedere queste aziende morire o passare di mano. Seconda questione. Nel Sud ci sono stati episodi di ribellione all’usura, al racket. Nel Nord è molto più complesso fare maturare questo. Oltre a una quota di connivenza, non possiamo negare che anche in Lombardia ci sono imprenditori (fortunatamente una minoranza) collusi o che, in certi casi, cercano i servizi dei mafiosi, per esempio per la riscossione crediti o per dirimere controversie di concorrenza. Esistono poi una fascia più ampia di indifferenza e ancora un’altra di scarsa conoscenza. E allora lo strumento da mettere in campo è quello della formazione".