Cittiglio (Varese), 12 luglio 2017 - Perché tra l’VIII e il XVI secolo sono stati sepolti tanti bambini nei pressi della chiesa di San Biagio a Cittiglio? E perché due corpi, il cui decesso è databile attorno all’anno mille, portano i segni di due morti violente? Sono queste le principali domande a cui sta cercando di rispondere un team di antropologi e archeologi, che hanno lavorato agli scavi nell’antico cimitero di San Biagio. A condurre la ricerca sono studiosi dell’Università dell’Insubria e della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia.

La chiesetta che domina le alture di Cittiglio è stata fondata intorno alla seconda metà dell’VIII secolo e da allora e fino al 1700 è stata luogo di sepolture sia al suo interno sia all’esterno. La chiesa è oggetto da tempo di studi e gli ultimi scavi, condotti tra maggio e luglio, hanno portato alla scoperta di altre dodici tombe che si vanno ad aggiungere alle quaranta sepolture già portate alle luce negli anni scorsi. La novità di questa ultima campagna (in parallelo la parrocchia di Cittiglio e il gruppo Amici di San Biagio hanno raccolto fondi per la chiesetta) è che per la prima volta è stato istituito dentro San Biagio un laboratorio di Antropologia fisica, per lo studio sul posto dei reperti ossei. Marta Licata, del dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita dell’Insubria, ha sottolineato: "Stiamo cercando di capire quanti individui siano stati sepolti. È un sito ricco di reperti, oltre agli scheletri abbiamo ritrovato alcune monete e pochi altri oggetti di corredo. Si tratta di uno studio interessante per il ritrovamento di numerosi infanti; troviamo dei feti o dei neonati avvolti dentro un sudario e messi dentro un coppo, una tegola comune. Si tratta di una usanza tardo romanica, - sottolinea - utilizzata nelle aree cimiteriali lombarde e poi abbandonata in epoca tardo medievale, ma che viene riutilizzata in Canton Ticino e qui a Cittiglio nel 1500. Stiamo cercando di capire il perché di questa modalità, e se si possa parlare di un rituale locale". Metà dei corpi ritrovati "apparteneva a persone fino al quindicesimo anno di età, dunque sembra che la mortalità infantile fosse altissima". Poi sono stati rinvenuti due corpi con ferite: "Sono databili attorno all’anno 1050. Si tratta di un maschio che presenta tre tagli da fendente; l’altro è lo scheletro di una donna con una punta di freccia nel costato. Potrebbero documentare una battaglia di cui si è persa la memoria".