Sondrio, 18 giugno 2017 - Sono partiti all’alba di ieri. Chi da Sondrio, chi da Chiavenna o dall’Alta Valle. In pullman o in treno. Un centinaio le persone provenienti dalla provincia di Sondrio che hanno sfilato in corteo a Roma alla manifestazione nazionale della Cgil, al fianco del segretario generale Susanna Camusso per dire no ai “nuovi voucher”. A scatenare l’ira dei sindacati, la “manovrina” correttiva approvata in Senato il 15 giugno che, nonostante l’abrogazione di questa forma di pagamento, ne reintroduce una simile con la dicitura “contratto di prestazione occasionale”.

«Uno schiaffo alla democrazia», lo definisce la Cgil. Eppure, a detenere il primato, è proprio la Lombardia che, solo nel 2016, ha sfiorato i 27milioni di voucher venduti. E la provincia di Sondrio non è stata da meno tanto che, nel suo piccolo, ha raggiunto quota 924.320. Nel dettaglio sono stati 18.783 i voucher per le attività agricole, 99.697 nel commercio, 56.778 nel settore giardinaggio e pulizia, 14.267 sul fronte lavori domestici, 13.122 per manifestazioni sportive e culturali, 53.985 nel settore servizi, e la bellezza di 231.435 in quello turistico. Infine 2.584 i voucher per le restanti attività e 433.669 per le attività non classificate.

«L’utilizzo di questi buoni-lavoro non è altro che una furbizia che fa male alla democrazia - tuona dal corteo romano il segretario Spi Cgil Sondrio, Ettore Armanasco -. Si tratta di una formula inaccettabile che acuisce la precarizzazione del lavoro ma soprattutto costruisce un futuro per i giovani che non potranno reggere». I timori riguardano soprattutto il sistema previdenziale. «Le pensioni dei nostri giovani sono a rischio - conclude il sindacalista -. Per loro, oggi, è economicamente insostenibile l’idea di sottoscrivere un’assicurazione privata. Come possono trovare tanti soldi?».