Pavia, 19 aprile 2016 - La bicicletta nera. E poi i rapporti tesi con alcuni colleghi e la ricostruzione di quel 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi, ventisei anni, fu trovata uccisa nella sua casa di Garlasco. Francesco Marchetto, cinquantaquattro anni, ex comandante della stazione dei carabinieri del paese lomellino, ha rilasciato spontanee dichiarazioni fiume al giudice del tribunale di Pavia, davanti al quale compare come imputato per falsa testimonianza. È accusato di non aver detto la verità, in sede di udienza preliminare per l’omicidio, riguardo al mancato sequestro della bici, avendo attestato che il modello visto nel magazzino della famiglia di Alberto Stasi, poi condannato, non era lo stesso descritto dalla testimone oculare Franca Bermani, che da subito aveva spiegato agli inquirenti di aver notato il mezzo posteggiato fuori dalla casa dei Poggi. Ieri in aula Marchetto ha raccontato di come quel giorno tornò dalla licenza per raggiungere il luogo del delitto.

In caserma, ha spiegato, «vidi la signora Bermani che stazionava in attesa che il genero la venisse a prendere». Il mattino dopo Marchetto fece un sopralluogo al magazzino del padre di Alberto, Nicola Stasi: «Nel magazzino c’era una bicicletta, che non corrispondeva a quella descritta da Bermani. Poiché il magazzino era dotato di allarme, chiesi di svolgere un accertamento per vedere se fosse stato aperto il giorno prima, ma non venne fatto». E alla domanda “perché la bici non fu sequestrata” la risposta è «non era la stessa descritta da Bermani». A margine dell’udienza, ha commentato: «Le indagini non sono state condotte bene. Non si indagò su alcune persone che la gente di Garlasco indicava come possibili coinvolti». Anche Bermani è stata sentita, ieri. Ha detto di non aver visto l’ex maresciallo in caserma, ma «due mesi fa Marchetto è venuto da me con la foto di una bicicletta, dicendomi che stava indagando. Io la bici vista la mattina dell’omicidio la ricordo bene, era simile a quella che usavo da ragazzina». Il processo proseguirà a maggio.