Pavia, 9 ottobre 2017 - «Qui a Pavia non ci torno più». Una pedalata in riva al Ticino s’è trasformata in una brutta disavventura per tanti ciclisti, che nella tarda mattinata di ieri si sono ritrovati loro malgrado alla stazione ferroviaria per poter rientrare alle rispettive case, in particolare a Milano e nel Milanese. Tutto per colpa delle “spine a tre punte” di cui sono cosparse piste ciclabili e sentieri ciclo-pedonali, che da tutt’estate rappresentano una vera emergenza per i ciclisti, pavesi ma non solo. È il Tribulus terrestris, una pianta (appartenente alla famiglia delle Zygophyliaceae) che deve il suo nome proprio alla forma delle sue spine, che ricorda appunto il tribolo, usato anche dagli antichi romani (un dispositivo bellico fatto da un chiodo metallico a più punte, in modo che una sia sempre rivolta verso l’alto).

«Ero nel tratto del sentiero in riva al Ticino che passa anche sotto il ponte coperto - racconta un ciclista milanese - e ho forato entrambe le gomme della mia bicicletta, in più punti. Ho provato a sostituire le camere d’aria; ne ho sempre un paio con me per le forature accidentali, ma quelle spine mi hanno squarciato anche i copertoni». Con la bicicletta inutilizzabile, a parecchi chilometri da casa, l’unica soluzione per rientrare è stata quella di andare in stazione ad aspettare il primo treno per Milano, pagando il biglietto anche per il trasporto della bicicletta. Una sorte toccata a molti ciclisti ieri mattina: più di una trentina quelli contati in poche ore, in piccoli gruppi o singoli, tutti rimasti appiedati per colpa delle “spine a tre punte”.

«Andrò dall’avvocato - dice un altro ciclista, visibilmente infuriato per l’inconveniente - per valutare se ci sono gli estremi per chiedere il risarcimento danni al Comune: con la mia bici giro parecchio e una cosa del genere non mi era mai capitata. Basterebbe un po’ di manutenzione per pulire le piste ciclabili e i sentieri, come fanno ovunque». Il Tribulus terrestris è infatti una pianta infestante molto diffusa, ma già dall’inizio dell’estate a Pavia è diventata un vero incubo per i ciclisti. I pavesi ci devono forzatamente convivere, quelli che invece arrivano da fuori promettono di non mettere più piede (anzi, ruota) a Pavia.