Vigevano (Pavia), 29 maggio 2017 - Rivenduto all’estero, nei Paesi dove è più forte la presenza della mafia russa. Trasportato su camion camuffati con celle frigorifere, con false documentazioni di olio made in Italy e vino dell’Oltrepò pavese. Il carburante che la banda lettone, sgominata dall’operazione “Enigma” dei carabinieri, rubava dagli oleodotti tra le province di Pavia, Milano, Piacenza e Alessandria, pare che finisse in gran parte all’estero. Dalla Procura di Pavia, proprio sulla destinazione degli idrocarburi rubati, c’è massimo riserbo, perché le indagini sono ancora in corso e in particolare su questi aspetti non si escludono ulteriori sviluppi. L’ipotesi investigativa sarebbe però quella di una destinazione estera, se non proprio per tutto comunque per buona parte del carburante. Quantitativi stimati nell’ordine delle decine di milioni di litri nei 2 anni in cui l’organizzazione criminale avrebbe operato. Alcuni componenti della banda lettone hanno precedenti specifici in altri Paesi, ad esempio Slovenia, dove pare operassero con le medesime modalità.

Un'elevatissima specializzazione, acquisita nel settore petrolifero, che consentiva di posare tubature abusive e convogliare nei siti di stoccaggio (7 quelli scoperti dai carabinieri tra le province di Pavia, Piacenza e Alessandria) gli idrocarburi sottratti dagli oleodotti di Eni, Sarpom e Sigemi. Oltre al furto, c’è la ricettazione tra le finalità dell’associazione per delinquere contestata nelle ordinanze di custodia ( 14 gli arrestati). Tra il materiale sequestrato (i carabinieri della Compagnia di Vigevano stimano in 6 mesi il lavoro per catalogare tutto) anche 2 camion con finte celle frigorifere. I mezzi sarebbero serviti per il trasporto degli idrocarburi. Con documentazioni false per il trasporto di olio e vino, in realtà nelle cisterne c’era il carburante rubato. Destinazioni principali le repubbliche baltiche, non solo la Lettonia (Paese d’origine di quasi tutti i componenti la gang) ma anche la Lituania. E poi la Polonia e la Russia. In quantitativi che avrebbero rifornito gli interi parchi mezzi di grosse compagnie di trasporto internazionale. Un giro da milioni di euro che in quelle zone poteva essere gestito solo in collegamento con la mafia russa.