Brugherio (Monza e Brianza) , 14 giugno 2017 - Gli operai pronti a mettere in mora la Candy pur di farsi pagare un premio di produttività. "Mentre l’azienda registra crescite record di fatturato ai lavoratori non vengono riconosciute 180 euro all’anno legate agli aumenti di produttività. Per questo è iniziata una raccolta di firme in calce a un documento che rivendica questo diritto", sbotta Paolo Mancini delegato sindacale alla Candy. Da una parte ci sono infatti gli ultimi dati economici del gruppo a livello mondiale (il superamento del muro del miliardo di euro con una crescita di oltre il 10% nel 2016) dall’altra gli esuberi (300 su circa 550 addetti) previsti a Brugherio (ultima fabbrica dell’azienda rimasta in Italia) e attualmente congelati grazie ai contratti di solidarietà.

Settimana scorsa gli operai si sono riuniti in assemblea e hanno osservato un’ora di sciopero. Obiettivo: chiedere all’azienda di pagare i punti produzione. "Si tratta di un accordo del 2007 che prevede dei punti di produttività. Novanta euro all’anno per ogni punto. Secondo i nostri calcoli l’incremento di elettrodomestici prodotti ogni ora negli ultimi mesi ci ha fatto maturare 2 punti", spiega Mancini.

Sì, perchè nonostante la solidarietà (gli operai lavorano 4 ore al giorno per 3 giorni alla settimana) gli investimenti fatti dalla Candy hanno portato a dimezzare le linee produttive (da 8 a 4), catene di montaggio che però sono molto più efficienti: ogni linea può realizzare 60 pezzi all’ora al posto dei 46 delle vecchie catene di montaggio. Da qui la rivendicazione degli operai, respinta dai vertici di Candy convinti non esistano i presupposti per riconoscere il premio.

Davanti al rifiuto dell’azienda i lavoratori hanno fatto partire una raccolta firme affinché Candy riconosca il premio. Un documento che si conclude con un perentorio: "La presente vale come messa in mora dell’Azienda, riservandoci ogni azione legale a tutela dei diritti riconosciuti negli accordi sindacali in vigore". Tradotto: se Candy non pagherà, i lavoratori sono pronti ad andare fino in tribunale per far valere i loro diritti.

"Al momento la raccolta firme va avanti. Siamo arrivati a quota 230 sottoscrittori", aggiunge Mancini.

Ma quello sul premio produttività è solo l’ultimo atto di una vertenza che si trascina da diverso tempo. A fine 2015 infatti Candy aveva annunciato 330 esuberi (poi scesi a 300 in seguito alle uscite volontarie di una trentina di addetti). A metà dell’anno scorso era stato raggiunto un accordo per «congelare» i licenziamenti attraverso i contratti di solidarietà che scadranno a ottobre ma saranno rinnovabili per un altro anno. "Per ora abbiamo tamponato la situazione ma la preoccupazione di tutti è rivolta a quando scadranno gli ammortizzatori", spiega Mancini.

E intanto Candy cresce a livello mondiale. La multinazionale brianzola con sede a Brugherio (dove oltre allo stabilimento ci sono il quartier generale e i laboratori di ricerca e sviluppo) ha 4.100 dipendenti, sei stabilimenti tra Europa, Turchia e Cina e 47 società sussidiarie. Oltre a Candy e Hoover, possiede, fra gli altri, i marchi Rosières (Francia), Jinling (Cina) e Baumatic (Gran Bretagna).