Monza, 16 maggio 2017 - Quattro condanne per il presunto traffico di farmaci ospedalieri. Le ha chieste ieri la pm della Procura di Monza Franca Macchia al processo al Tribunale di Monza sull’operazione dei carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni di Milano che aveva fatto scattare 19 arresti a vario titolo per associazione a delinquere, ricettazione, riciclaggio e commercio internazionale di farmaci rubati nonchè commercio di medicinali guasti e sequestrato medicinali per circa 3 milioni di euro e beni agli indagati per circa 23 milioni di euro ritenuti l’ingiusto profitto dei traffici dei medicinali ad alto costo, destinati alla cura del cancro e di malattie rare, rubati da grossisti o durante la consegna negli ospedali italiani e rivenduti all’estero, a volte anche senza essere conservati alle giuste temperature.

Un'inchiesta partita da una società di commercio all’ingrosso di farmaci di Monza, la Equi-Farma, il cui titolare, Massimo Rigamonti, farmacista monzese, ha già patteggiato la pena di 3 anni e 8 mesi, mentre quella di 3 anni è stata concordata dal fratello Mario Rigamonti e infine a 4 anni di reclusione ha patteggiato Giuseppe Aliberti, milanese con precedenti analoghi ritenuto dai carabinieri il promotore della presunta organizzazione criminale. Ora alla sbarra davanti al collegio di giudici presieduto da Letizia Brambilla si trovano Giacomo Parolo, Stefano Casagrande e le rispettive società farmaceutiche (accusate in concorso in qualità di soggetti giuridici), Farmaceutica Valtellinese e Farmazena, mentre diverse aziende farmaceutiche si sono costituite parti civili, tra cui la Novartis.

La pm ha chiesto la condanna a 6 anni e 9 mesi e 9.000 euro di multa per Giacomo Parolo e quella a 5 anni e 6 mesi per Stefano Casagrande, mentre 1 anno di sospensione dell’attività per le due società e rispettivamente 390 e 270 mila euro di sanzione amministrativa. "Si tratta del traffico di medicinali ospedalieri dal costo anche di 2.000 euro l’uno che venivano rubati su commissione ai depositari o ai trasportatori e venduti da Equi Farma a grossisti che poi li rivendevano all’estero - ha spiegato la rappresentante della pubblica accusa - Farmaci che viaggiavano per conto di una società di Londra a prezzi non in linea con quelli di mercato. È scandaloso il sospetto che la temperatura di questi medicinali potesse non essere mantenuta idonea. La società di Londra altro non era che un box office che emetteva fatture per Equi Farma e poi mandava soldi ad una società del Belize con conto corrente in Svizzera, dove Rigamonti o un suo fiduciario hanno prelevato oltre 10 milioni di euro". Accuse negate dagli imputati. Si torna in aula a giugno.