Monza, 18 giugno 2017 - Anna Vignozzi, musicista, è stata l’ultima a vederlo in vita, domenica sera. «L’ho accompagnato a casa dopo una festa, erano le 23.30... abbastanza presto, anche perché il mattino successivo dovevamo vederci per le prove, stavamo lavorando a un progetto musicale insieme...». È sconvolta, Anna, 37 anni: Giuliano Verganti era un suo amico, di quelli veri, musicista solidissimo, «un bassista pazzesco» ricorda con un iperbole Simone Picone, un altro degli ex compagni di scuola al liceo classico Zucchi: «Ci eravamo incontrati per caso poco tempo fa in un centro commerciale con le sue figlie, ci eravamo ripromessi di vederci ancora e poi...». Poi è accaduto quello che è accaduto.
 
Nella notte fra domenica e lunedì, all’incirca alle 3, dall’abitazione di Giuliano Verganti, 39 anni, è scaturito un incendio. Ancora non si conoscono con precisione le cause: un cortocircuito? Una sigaretta o un pentolino rimasti accesi? L’unica certezza è che le fiamme sono partite dalla cucina, piano terra. Giuliano forse se ne è accorto troppo tardi e quando si è ritrovato con la casa invasa dal fumo era ormai troppo tardi. Ha provato a fuggire, ma è stramazzato in corridoio. Lo hanno trovato così i Vigili del fuoco e gli agenti del Commissariato di Polizia di Monza: morto per asfissia, una maglietta nera e un paio di pantaloni leggeri addosso. Per il calore, i vetri dell’abitazione sono esplosi, ma appunto era ormai troppo tardi per fuggire. Torna a parlare Anna Vignozzi: «Giuliano era un bravissimo artista, suonava come musicista professionista da anni, session man e collaborazioni anche con artisti di livello...». Per mantenersi e per passione, faceva anche il cuoco in un albergo di Milano.
 
A Monza era tornato, dopo un lungo periodo a Milano, soltanto da un anno, quando dalla madre scomparsa precocemente per un male incurabile aveva ereditato la casa di via Donizetti 55, una bella villetta in una zona elegante della città. Era anche tornato single da un paio d’anni, da quando si era separato dalla sua ultima compagna, che gli aveva dato due figlie di 8 e 4 anni. «Una persona eccezionale» aggiunge scoppiando in lacrime ancora Anna Vignozzi, che di Giuliano era stata compagna di scuola: «Quando non lo abbiamo visto arrivare il mattino dopo, abbiamo cominciato a chiamarlo sul cellulare e a mandargli messaggini... fino a quando il brutto presentimento che ci stava venendo non si è concretizzato». I vicini di casa sono stati tirati giù dal letto. «Ho un grande rammarico - confessa uno dei dirimpettai -: quando una vicina ci ha chiamati ad avvertirci siamo usciti di corsa, avrei voluto sfondare una finestra con una scala e invece mi sono fermato, anche perché intanto erano arrivati i pompieri. Le vetrate esplodevano e il fumo aveva incaso tutto». Silvano Tomassini esce con le valigie in mano: «La casa è agibile, ma non si riesce a respirare ancora per l’odore di fumo insopportabile: che brutta vicenda...».