Milano, 30 novembre 2017 - In quel clima dickensiano fatto di buoni sentimenti e canzoncine con la coccarda rossa che alimenta l’avvicinarsi delle festività, l’Alice Cooper in scena questa sera all’Alcatraz con i suoi demoni e la sua rabbia rock fa la figura di uno Scrooge da Grand Guignol. Occhi bistrati, ghigno satanico, il macabro Vincent Damon Furnier torna a Milano sulla soglia dei settant’anni con la promessa di un Natale di sangue sugli accordi (sporchi) dell’ultimo album “Paranormal”, concentrato di hard e glam prodotto da Bob Ezrin, che presenta in esclusiva ai fan italiani col sostegno di Chuck Garric, basso, Glen Sobel, batteria, Ryan Roxie, Tommy Herniksen e la procace Nita Strauss, chitarre.

Una band ad altissimo potenziale a cui Vincent-Alice ripete quel mantra “vedrai il mondo, sarai pagato, guadagnerai punti”, usato nei primi anni Novanta pure con Stef Burns, oggi chitarra solista di Vasco, arruolato tra i solchi di “Hey stoopid” e poi confermato nel successivo “The last temptation”. Quanto a musicisti, infatti, l’autore di “Billion dollar babies” s’è sempre trattato bene. In “Paranormal”, oltre a Larry Mullen degli U2, a Roger Glover dei Deep Purple e a Billy Gibbons degli ZZ Top, il cantante richiama in servizio pure tre membri originali della sua Alice Cooper Band quali Neal Smith, Dennis Dunaway e Michael Bruce, vale a dire 3/4 della leggendaria band di “Killer” dato che il chitarrista Glen Buxton ha abbandonato ormai già da vent’anni i palcoscenici di questo mondo. Scaletta alla mano, della ventina di pezzi del nuovo album ne resta impigliato tra le maglie dello show solo uno, anche se di peso, “Paranoiac personality”, mentre il resto spazia da “Under my wheels” ad altri celebrati cavalli di battaglia dai titoli poco rassicuranti come “Only women bleed” o “Poison”. Nel bis la sempiterna “School’s out” impreziosita da una citazione di “Another brick in the wall” (niente in confronto alla “Born this way” che il rocker di Detroit trasfigurava un tempo precipitando pure Lady Gaga nei suoi incubi sanguinolenti).

Fuori tempo massimo per Halloween, Alice Cooper rimane un forzato del personaggio che si porta incollato addosso da mezzo secolo o giù di lì. «Quando hai un’immagine forte come la mia c’è sempre il rischio di rimanerne vittima nel tentativo di mantenerla tanto sopra che sotto al palco», assicura. Oltre ai dischi e alle tournée del suo inquietante alter ego, Furnier giura di avere solo due passioni; il golf e gli Hollywood Vampires, la super band formata due anni fa con Joe Perry degli Aerosmith e il pirata dei Caraibi Johnny Deep, assieme a cui plana il prossimo 7 luglio al Summer Festival di Lucca e il giorno successivo a Rock’in Roma. Un’ulteriore creatura nata della sua sinistra personalità assieme a cui passare altre notti da incubo.