Milamo, 24 novembre 2017 - Si vede che un pole piace interpretare le streghe malefiche. Altro che la più amata dagli italiani. Che ancora ce la si ricorda nei panni di Madre Gothel in “Rapunzel”, che subito Lorella Cuccarini torna a teatro con un altro ruolo parecchio cattivello. Per così dire. Che nei musical anche i più malvagi hanno (spesso) un cuore d’oro nascosto da qualche parte. Va solo trovato. Come dimostra “La regina di ghiaccio”, da stasera agli Arcimboldi, lavoro scritto e diretto da Maurizio Colombi che ha nuovamente voluto la Lorella nel ruolo della protagonista. Il canovaccio che ha ispirato l’operazione è addirittura la fiaba persiana da cui nacque la Turandot di Puccini. E infatti tornano i tre enigmi da risolvere per sposare la bella (quanto crudele) regina vittima di un incantesimo. Nel suo regno tutti gli uomini sono costretti ad indossare una maschera per non incrociare il suo sguardo. Gioia e spensieratezza. Riuscirà mai il Principe Calaf, interpretato da Pietro Pignatelli, a sciogliere il cuore di ghiaccio di Turandot? E che nessuno scopra il suo nome prima dell’alba… Intelligente la scelta di Maurizio Colombi, che ha avvicinato il tutto alla sensibilità dei più piccini, inserendo alcuni personaggi inediti come le tre streghe Tormenta, Gelida e Nebbia, in contrasto con i celebri consiglieri dell’imperatore: Ping, Pong e Pang. E poi un albero parlante, la Dea della Luna Changé, il Dio del Sole Yao. Mentre le musiche originali di Davide Magnabosco, omaggiano alcune tra le più famose arie di Puccini.

Insomma, una specie di Frozen alla italo-persiana. Dettaglio che probabilmente farà impazzire in molti al botteghino. E poi ormai è stagione di musical. Più si abbassano le temperature, più aumentano le megaproduzioni canterine. C’è tempo fino a Capodanno per vedere “Flashdance” al Nazionale, tratto (ovviamente) dal celebre film di Adrian Lynn del 1983. Un’edizione di cui Chiara Noschese ha curato traduzione, adattamento e regia. Se ne sta parlando parecchio. Mentre ha già i contorni del cult “Spamalot”, fino al 6 gennaio al Nuovo. Un po’ perché vi si ritrova tutta la comicità (e la follia) dei Monty Python. Un po’ perché Elio veste la corona di Re Artù, in una versione italiana adattata da Rocco Tanica per la regia di Claudio Insegno. Altro titolo forte sarà poi “Dirty Dancing”, in scena a festeggiare i trent’anni del film, dal 13 dicembre agli Arcimboldi. Subito dopo la Cuccarini. Mentre bisognerà attendere i giorni di Natale per “ALIS”, non esattamente un musical ma puro intrattenimento al Teatro della Luna, insieme ai migliori artisti del Cirque du Soleil e del mondo del Nouveau Cirque. Ma per loro se ne riparla fra un mesetto.