Milano, 12 gennaio 2018 - Mesi di indagini, ma oggi sei persone sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare per una rapina commessa il 20 marzo 2017 in una gioielleria in via Marco d'Agrate, a Milano. Il provvedimento, eseguito dagli agenti del commissariato Scalo Romana, riguarda due donne e quattro uomini (quattro in carcere e due ai domiciliari), tutti italiani. Si tratta di un'organizzazione di 6 persone che ha pianificato bene il colpo e capo della quale c'era un 52 enne originario di Bari, E.L., ma residente a Milano; i suoi complici - tutti arrestati - sono P.C., di 33 anni, M.A. di 50 anni e M.C. di 60 anni; sono andati invece agli arresti domiciliari un'altra donna A.G., 40enne e un uomo 46enne, C.N.. Quella mattina di inizio primavera, i malviventi entrarono in tre nel negozio armati di pistole, spaccarono le vetrine e portarono via gioielli per 280mila euro. 

L'indagine del commissariato Scalo Romana, guidati da Francesco Anelli, è partita da un controllo su strada, e approfondito poi grazie all'analisi dei tabulati telefonici: i cellulari fittizi, intestati a pakistani, descrivevano esattamente i movimenti delle persone che gli agenti del nucleo investigativo avevano seguito. A quel punto, risalendo ad uno dei rapinatori e' stata scoperta la banda: si tratta di criminali esperti e con precedenti specifici. Le donne hanno ruoli logistici di primo piano: nella casa di M.A. era stato pianificato il colpo e lei stessa ha partecipato ai sopralluoghi nei giorni precedenti, infatti la proprietaria della gioielleria ha riconosciuto la sua corporatura robusta davanti ai poliziotti, sostenendo che qualche giorno prima si era recata in negozio per chiedere informazioni. E' a casa di P.T. invece, in viale Certosa, che gli agenti hanno trovato un kalashnikov perfettamente funzionante e pulito, usato forse per pianificare un'altra grossa rapina. Oltre a questo sono stati sequestrati tester, disturbatori di frequenza per allarmi, radioline, barbe e baffi finti e pettorine e cappellini falsi della Polizia. A tutti i destinatari dell'ordinanza e' contestata la ricettazione: della refurtiva infatti non c'e' traccia.