Milano, 7 dicembre 2017 - E' il giorno della Prima. Stasera alle 18 si alzerà il sipario sull’Andrea Chénier di Umberto Giordano, titolo che mancava alla Scala dal 1985 e che oggi come allora sarà diretto dal maestro Riccardo Chailly. Diretta su Rai 1, come nel 2016, sperando di raggiungere gli stessi picchi di ascolto toccati da Madama Butterfly. E poi opera diffusa in ben 27 punti della città: dal tradizionale maxischermo in Galleria (blindata da poliziotti e carabinieri con metal detector) all’altrettanto classico San Vittore, dalle new entry Beccaria e Terminal 1 di Malpensa a cinema e teatri di periferia. Non ci saranno le personalità istituzionali più importanti: alle annunciate assenze del Capo dello Stato Sergio Mattarella e del premier Paolo Gentiloni, si è aggiunta ieri quella del presidente del Senato Piero Grasso. Il Governo sarà comunque rappresentato in Palco reale (addobbato da Dolce&Gabbana come l’albero di Natale in foyer) dai ministri Claudio De Vincenti, Dario Franceschini e Pier Carlo Padoan e dal sottosegretario Maria Elena Boschi; a completare il parterre de roi il prefetto Luciana Lamorgese, il sindaco padrone di casa Giuseppe Sala («È la Prima di Milano»), il governatore Roberto Maroni e la vicepresidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia.

In platea, tra gli ospiti vip più attesi, l’attrice Margherita Buy, l’étoile Roberto Bolle ed Eliana De Sabata, figlia di Victor, «inventore» del 7 dicembre nel 1951 al quale sarà dedicata la serata a cinquant’anni dalla sua scomparsa. Immancabile la protesta in piazza, al di là dello sbarramento di transenne che delimiterà la zona rossa: per l’occasione, la Cub, che manifesterà contro precariato e carenza di alloggi popolari, porterà un cantante che eseguirà le arie «rivoluzionarie» di Chénier; i centri sociali, invece, daranno vita a una sfilata «popolare», contraltare di quella che andrà in scena negli stessi minuti sul red carpet più famoso al mondo.

Tutto sorvegliato  in forze dal dispositivo di sicurezza messo a punto martedì a Palazzo Diotti. Alle 18 largo alla musica. Prima l’Inno di Mameli, poi due ore e mezza in compagnia della coppia (nel lavoro e nella vita) formata dalla star Anna Netrebko e dal marito tenore Yusif Eyvasov; in cabina di regia il cinesta Mario Martone. Chailly ha chiesto al pubblico in sala di non applaudire alla fine delle singole arie perché Giordano ha concepito lo spettacolo come un flusso musicale senza soluzione di continuità.