Rozzano (Milano), 5 novembre 2017 - I risultati sono arrivati ieri pomeriggio e hanno confermato le ipotesi dell’Ats, quando ai genitori terrorizzati degli alunni di via dei Garofani avevano detto che «con ogni probabilità si tratterà del ceppo C». E così è stato. A uccidere la piccola Giulia, la bambina di sei anni di Rozzano, alle porte di Milano, morta giovedì sera mentre era in vacanza a Bergamo per una forma fulminante di meningite, è stato il ceppo C. «Un batterio contro il quale purtroppo non era stata vaccinata», ha dichiarato l’assessore regionale Giulio Gallera che ha assicurato: «Offriremo una vaccinazione a tappeto a tutti gli alunni della scuola. Non è obbligatorio, ma come ha specificato il ministro Lorenzin, è raccomandato e consigliato». La profilassi antibiotica per la famiglia, compagni di classe, personale scolastico è stata attivata immediatamente. La scuola sanificata.

Oggi i bambini tornano in classe, con il banco vuoto di Giulia. Ieri mattina Rozzano si è stretta intorno alla famiglia.  Oltre mille persone hanno riempito la chiesa di Sant’Angelo, abbracciando papà Roberto distrutto dal dolore. «La mia principessa,la mia principessina», continuava a ripetere davanti alla bara bianca. Vicino a lui la compagna Chiara che accarezzava i compagni di scuola e abbracciava la figlia più grande, 10 anni. Il silenzio, poi le lacrime, i singhiozzi delle mamme che stringevano i piccoli. I papà che nascondevano le lacrime dietro i fazzoletti. Gli applausi, lunghissimi. Poi le voci dei compagni di scuola, che hanno registrato una canzoncina per Giulia che parlava di sogni e colori. IL PAPÀ si stringeva agli amici e spiegava con i gesti la rianimazione dei medici, con le mani giunte a mimare il massaggio sul cuoricino di Giulia. «Ci hanno provato, ci hanno provato. Non ce l’ha fatta la mia bambina». Serrande abbassate, Rozzano si è spenta. Un minuto di silenzio in tutta la città, persino nel rumoroso mercato in piazza. «Hai visto quanti fiorellini ti hanno portato, scricciolo?» sussurrava il papà davanti al carro funebre. «Aveva un carattere bellissimo, non può che essere in paradiso – diceva il prete dall’altare –. Era il sole di casa, ora c’è il buio». Pochi i bambini alla cerimonia, tenuti lontani da quello strazio. Erano fuori, sul sagrato. Hanno lanciato i palloncini bianchi e urlavano «Ciao Giulia». E il cielo nuvoloso si è aperto. E, per un istante, è tornata la luce.