Milano, 20 agosto 2016 - L'amianto, ancora lui. Risultato: i lavori per il restauro conservativo del teatro Lirico costeranno 107 mila euro in più rispetto all’iniziale preventivo di 8,1 milioni di euro e il cantiere, che si sarebbe dovuto chiudere nel luglio del 2017, slitterà di due mesi, almeno fino al 10 settembre 2017. Ancora una volta, come già accaduto nel dicembre del 2014, è il ritrovamento di amianto nella struttura del teatro di via Larga a rallentare la riqualificazione dell’immobile comunale chiuso dal 1999 e in attesa di rilancio.

Lo scorso 22 luglio la direzione lavori del cantiere del Lirico, affidato lo scorso 19 aprile all’impresa Garibaldi srl di Bari, ha redatto una relazione tecnica in cui si legge: "Nel corso delle attività di cantiere di demolizione/rimozione e delle verifiche svolte nel sito da Ats Città metropolitana sono emerse situazioni e rinvenimenti di materiali contenenti amianto e assimilabili". Secondo la direzione lavori, il ritrovamento di amianto era "imprevedibile» perché il materiale da rimuovere è stato localizzato «in porzioni edilizie del fabbricato non accessibili al momento della compilazione del progetto". Una situazione che ha reso obbligatoria una variante tecnica del progetto concordata tra la ditta appaltatrice e il Comune. Variante a cui il responsabile unico del procedimento ha dato il via libera il 25 luglio, come riportato in una determina municipale datata 8 agosto. È in quell’atto che sono state messe nero su bianco le nuove condizioni del progetto Lirico per quanto riguarda i costi e i tempi di realizzazione del restauro.

Il rincaro dei costi, per la precisione, è di 107.384 euro. La spesa finale per il complemamento dei lavori, dunque, sale da 8.127.447 euro a 8.234.831 euro. I tempi di chiusura del cantiere, invece, si allungano di 60 giorni, la sua ultimazione è fissata entro "il 10 settembre 2017". Palazzo Marino, naturalmente, spera che questo sia l’ultimo inconveniente sulla strada del rilancio del Lirico, un cantiere "maledetto". L’obiettivo iniziale del Comune, infatti, era di riqualificare il teatro progettato dal Piermarini e inaugurato nel 1779 entro il 2016, cioè entro la conclusione del mandato del sindaco Giuliano Pisapia. Ma la scadenza non è stata rispettata per una serie di motivi: l’impossibilità di trovare un’operatore privato che si accollasse il costo del restauro, il complicato controllo delle 43 offerte arrivate al Comune per la realizzazione dei lavori e il ritrovamento di amianto risalente al dicembre 2014.

La svolta è arrivata il 19 aprile, a due mesi dalla scadenza dello scorso mandato: cantiere consegnato alla Garibaldi e progetto targato Bim, che sta per Building information model, un sistema di controllo di progettazione utilizzato nei Paesi del Nord Europa che permette di diminuire al minimo le varianti di cantiere. Ma neanche il Bim ha potuto prevenire e calcolare l’ultimo ritrovamento di amianto e le conseguenti variazioni di costi e tempi del cantiere. L’amianto, ancora lui.