Lodi, 9 aprile 2017 - "Giuseppe  Castagna, consigliere delegato, nella sua relazione all’assemblea dei soci, ha ipotizzato ancora, nelle sue slide, la creazione di una task force composta da 250-300 persone per lavorare in casa sui crediti deteriorati. Gli ho proposto, parlando in assemblea, di portare questo gruppo di colletti bianchi a Lodi, per non lasciare decadere il centro direzionale (sede della ex Banca Popolare di Lodi, ndr) progettato da Renzo Piano, col suo prestigioso auditorium". Modesto Volpe, presidente dell’associazione nazionale Piccoli Azionisti del Banco Popolare, in rappresentanza dei circa 400 soci lodigiani, si è appellato a Novara, durante la prima assemblea post fusione (sancita il 15 ottobre 2016 a Verona), ai vertici di Banco Bpm spa, ormai divenuto terzo gruppo bancario d’Italia: "Non si tratterebbe solo dei dipendenti che alloggerebbero a Lodi, frequentando ristoranti e attività commerciali, ma anche dell’indotto generato perché l’attività della task force richiederebbe incontri con gli imprenditori - spiega -. Se poi la software house Zucchetti si dovesse trasferire nella nuova Torre o nel resto del centro commerciale lasciando gli uffici che oggi ha in affitto presso il Bpl center si rischia davvero che la struttura si svuoti: su questo tema è necessario che anche la politica intervenga per tempo, relazionandosi con Bpm".

Un intervento auspicabile, quello della task force, afferma Volpe, sia per le ricadute economiche su Lodi, "sia per lavorare sulle sofferenze, che ammontano a circa 20 miliardi, per farle rendere prima che la Bce intervenga imponendone la vendita in tempi rapidi: in tal caso gli squali dei fondi speculativi acquisterebbero questi crediti deteriorari a prezzi stracciati, pagandoli magari il 10% del loro valore. Castagna ha detto che, senza le sofferenze dovute in parte anche alla fusione, oggi ci sarebbe stato un utile di mezzo miliardo e ha previsto un utile da 1 miliardo entro due anni: sono buoni propositi, vedremo". Di certo c’è la consapevolezza di non contare più come quando l’ex Bpl era una popolare: il bilancio 2016, chiuso con una perdita di 1,6 miliardi di euro, è stato approvato (col 99,96% di sì) da "meno di mille soci" spiega Volpe, in rappresentanza, afferma Bpm, "del 35% del capitale sociale, di cui circa 2/3 soci di capitale, ovvero azionisti di fondi internazionali, e circa 1/3 ex azionisti della banca".