Milano, 20 gennaio 2016 - Fuori le lobby dall’ombra. Approda anche in Regione Lombardia un disegno di legge per regolare l’attività di quei colletti bianchi che rappresentano gli interessi di altri: aziende, associazioni, gruppi di opinione. A cominciare da un registro dove sono scritti nero su bianco i nomi dei lobbisti che si muovono nei corridoi del Pirellone. Il progetto porta la firma del Partito democratico ma ha giò trovato sponda nella maggioranza di centrodestra. «Bisogna riconoscere il ruolo dei portatori di interessi, le lobby sono espressioni di interessi legittimi – osserva Gian Antonio Girelli, presidente della Commissione regionale antimafia –. Bisogno rendere chiaro chi si incontra con chi e su cosa si confronta».

La bozza di legge regionale non è la prima in Italia. Già Toscana, Molise e Abruzzo hanno varato regole ad hoc nel proprio ordinamento e ci stanno lavorando anche Emilia Romagna, Lazio, Veneto e Friuli Venezia Giulia. E casi come l’approvazione delle legge lombarda sul turismo hanno messo in contatto i consiglieri del Pirellone con i portavoce del settore. Così come per la sanità, le infrastrutture, l’ambiente. Il progetto prevede che la Lombardia si doti di un registro dei lobbisti, i quali non possono essere ammessi se hanno «condanne passate in giudicato contro la pubblica amministrazione » o sono stati interdetti dai pubblici uffici per effetto dei decreti antimafia. Sono vietate le porte girevoli, le cosiddette revolving doors. Per dirla in altre parole, un politico o un dipendente pubblico della Regione o delle sue partecipate, terminato il mandato o il contratto, non può cambiare casacca e rientrare nei palazzi come portavoce di una lobby, ma deve aspettare almeno due anni. Cosa potrà fare un lobbista? Presentare richieste di incontri e studi per orientare una legge, partecipare alle audizioni e ottenere documenti sugli iter decisionali. Non sono ammessi regali sopra i 150 euro all’anno. Se le proposte sono recepite, i legislatori sono tenuti a metterlo nero su bianco nel preambolo della norma. Ogni anno i lobbisti dovranno fare un bilancio della propria attività alla giunta, che a sua volta lo trasmetterà al consiglio per la verifica. Per chiudere il cerchio, servono prescrizioni analoghe per i partiti politici, tanto che al Pirellone sta entrando nel vivo la discussione sul codice di autoregolamentazione dei gruppi consiliari. Lo prevede la legge sulla legalità dello scorso anno per aumentare la trasparenza nell’attività dei politici.
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