Parabiago (Milano), 9 ottobre 2017 - Un mestiere antico, il simbolo di una intera città che ha fatto le scarpe a tutto il mondo. Ma di operai con l’abilità dell’artigiano della calzatura ce ne sono pochi. Per questo, visto che le importanti aziende del settore hanno bisogno di nuove leve e trovarle sul mercato del lavoro è difficile, hanno deciso di istruire direttamente i giovani. In cinquanta ora potranno aspirare a crescere in un settore chiave dell’export lombardo, diventando designer di quei gioielli con la suola capaci di sedurre le firme del glamour. Sono molti i giovani con la “passione da calzare” che a partire da oggi prenderanno parte a un corso di formazione organizzato da Adecco e che si pone come obiettivo quello di offrire un’approfondita formazione teorica e pratica legata al settore della scarpa. E dove, se non a Parabiago (la Città della Calzatura) potevano tenersi le lezioni. È qui, infatti, che da decenni viene tramandata da generazioni l’arte raffinata dell’artigianato calzaturiero. Ed è qui che da lustri vengono disegnate e prodotte scarpe di qualità ai piedi del mondo.

«Puntiamo a promuovere l’occupazione giovanile e a fornire competenze sull’intero ciclo di lavorazione della scarpa, con un approfondimento pratico su tutte le operazioni del processo produttivo, fino alla completa realizzazione», spiegano gli organizzatori. A dare il via al full immersion sulla calzatura sarà questa mattina un convegno a Villa Corvini, a Parabiago, al quale prenderanno parte Luca Rossetti (ad del celebre marchio Fratelli Rossetti), Lidia Molinari e Alessandra Primiamo della Adecco Italia e Edmiro Toniolo, responsabile dei corsi del Centro servizi Villa Corvini. «Sono orgoglioso del nostro comparto calzaturiero (1.400 addetti e un fatturato complessivo di 290 milioni di euro) e dei tanti giovani interessati a imparare qui da noi il mestiere - ha commentato il sindaco di Parabiago Raffaele Cucchi -. Negli anni abbiano mantenuto la nostra innata capacità artigiana. Ed ecco perché oggi sono tantissime le griffe dell’alta moda che producono da noi».