Brescia, 7 settembre 2017 - Il Consiglio regionale della Lombardia sdogana le aziende che producono armi e munizioni: anche loro devono essere ammesse ai contributi regionali. Queste imprese sono state escluse dal bando “Al via”, nell’ambito del programma operativo regionale 2014-2020 che punta a incentivare crescita e occupazione con aiuti alle imprese che investono.

Nel bando si prevede l’esclusione delle «attività destinate alla produzione di armi e munizioni, armamenti, equipaggiamenti o infrastrutture militari e di polizia nonché equipaggiamenti o infrastrutture che limitano i diritti e le libertà personali o che violano i diritti umani». Per il Consiglio regionale «appare inopportuno, nonché lesivo della onorabilità delle imprese armiere lombarde, l’accostamento fra la produzione di strumenti atti principalmente alla difesa e ad attività sportive e la produzione di equipaggiamenti che limitano i diritti e le libertà personali o addirittura violano i diritti umani». Con 35 voti favorevoli e 9 contrari, la clausola viene definita impropria.

Quello delle armi è un settore di punta dell’economia bresciana. Secondo i dati di Camera di Commercio, le imprese attive in questo settore sono 96, per 1.938 lavoratori stimati. Importante anche il fatturato: Beretta Holding, solo per citarne una, ha chiuso il 2016 con un fatturato di quasi 700 milioni di euro. «Si tratta non solo grandi produzioni industriali, ma anche di numerose aziende di medie dimensioni e una miriade di artigiani attivi per lo più in Lombardia, dove la fabbricazione di armi di alta qualità è una delle attività più redditizie nel territorio tra Brescia, Milano e Lecco». Da qui l’invito del Consiglio regionale alla giunta a includere anche le imprese armiere nei prossimi bandi per l’accesso ai finanziamenti.