Brescia, 31 marzo 2015 - Il Glifosate? Probabilmente cancerogeno. Una tegola per il mondo dell’agricoltura che arriva dalla Iarc, l’autorevole Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, collegata all’Organizzazione mondiale della sanità. Il verdetto è arrivato dopo una serie di test di laboratorio; i risultati sono stati riportati dalla rivista medica ‘Lancet’, altrettanto autorevole, il 20 marzo scorso. Per i non addetti ai lavori, il glifosate è il principio attivo che è contenuto in circa 750 prodotti per l’agricoltura, il giardinaggio, il trattamento degli spazi urbani. Ma soprattutto è la sostanza alla base di uno degli erbicidi più diffusi nel mondo, il Round up prodotto dalla Monsanto, multinazionale dell’agroindustria che a Brescia è già tristemente nota per essere anche l’azienda che ha brevettato il Pcb. In Lombardia e nella provincia di Brescia il glifosate è stato ritrovato dall’Ispra nelle acqua superficiali e nell’acque sotterranee: una traccia inequivocabile del suo utilizzo in agricoltura anche nel bresciano.

«Ormai c’è un ampio uso di nuove sostanze – ha spiegato Pietro Paris, responsabile sostanze pericolose dell’Ispra, che ha lavorato al rapporto 2014 sui pesticidi nelle acque – c’è da dire che la Lombardia, rispetto ad altre regioni, fa un lavoro meritorio nella ricerca di sostanze che altrove non vengono monitorate, come,appunto, il glifosate». Del resto, con le dovute prescrizioni sulle dosi di utilizzo, è tra le sostanze autorizzate dal Ministero. Eppure, per Iarc, il glifosate è sospettato di provocare tumori e danni al Dna. Ci sarebbe anche una correlazione con la vulnerabilità al linfoma non Hodgkin dei lavoratori più esposti.

Oltre a questa sostanza, sono finite tra i probabili cancerogeni anche gli insetticidi malathion e diazinon; possibili cancerogeni, invece, sono il parathion e tetraclorvinfos. Da parte sua la Monsanto ha attaccato l’Agenzia, definendo il giudizio sul glifosate «junk science», ovvero «scienza spazzatura». Cosa succede ora? Il pronunciamento della Iarc conferma in realtà i dubbi di chi, soprattutto a livello europeo, avevano già espresso perplessità sulla pericolosità del glifosate per l’impatto sull’ambiente e sulla salute, visto che l’erbicida si ritrova poi nelle acque sotterranee e superficiali. Il tema arriverà anche in parlamento, visto che, nell’anno dell’Expo, Chiara Braga, responsabile Ambiente del Pd, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’agricoltura Maurizio Martina. Spetta ora a chi approva l’uso dei pesticidi, come la Commissione europea, decidere cosa fare.