Joao Kisonga ha raccolto tanti messaggi di solidarietà
Joao Kisonga ha raccolto tanti messaggi di solidarietà

Buccinasco (Milano), 24 febbraio 2018 - «Abbiamo finalmente sollevato l’attenzione di tutti su questo tema e speriamo che la Federazione possa aprire gli occhi su quello che succede dentro e fuori dal campo. Mi dispiace che la società di Rovello stia provando a screditare le nostre parole, non so come si possa negare così. Non ce l’abbiamo con la società, ma con il singolo comportamento». A parlare è Joao Kisonga, il giocatore dei Bionics Buccinasco (serie C Silver) che sulle nostre pagine aveva denunciato una situazione insostenibile: insulti razzisti spesso dagli spalti in trasferta, a volte dai giocatori in campo. Parlava di alcuni episodi a Morbegno e Agrate. Era successo anche nella partita di settimana scorsa contro Rovello dove «un giocatore avversario ha insultato, perché di colore, Joao», ha denunciato il capitano Lorenzo Prataviera.

La risposta alle accuse arriva proprio dalla società: «Prendiamo le distanze da quanto dichiarato. È spiacevole che la nostra società sia stata associata a comportamenti che non hanno nulla a che fare con la nostra storia, i nostri valori e la nostra realtà. Rigettiamo – proseguono – le pesanti accuse al nostro tesserato in quanto collegate a fatti mai avvenuti. Il referto arbitrale non certifica comportamenti discriminatori: gli stessi arbitri hanno negato questi episodi. Noi facciamo della lealtà sportiva, correttezza e rispetto valori fondanti e ripudiamo il razzismo in ogni forma. Ringraziamo arbitri e ufficiali di campo che hanno gestito correttamente una situazione che altri hanno provato invece a complicare». Ma Kisonga non ci sta: «Perché negare? Sarebbe meglio chiedere semplicemente scusa». Il compagno di squadra che ha sollevato il caso razzismo sui campi da basket aggiunge: «Lo hanno sentito più volte, sotto canestro, apostrofare Joao con termini disgustosi. Non ce l’abbiamo con la società e neanche con i tifosi che sono stati corretti, ma con il giocatore che non può mentire».

Dall'altra  parte Rovello risponde con fermezza che «mai è successo quello che è stato raccontato». E la versione arbitrale? «I direttori di gara sono venuti da me a fine partita a dirmi “scusa, ma non abbiamo sentito”, quindi ho risposto che non c’era problema e che li capivo, c’era grande frastuono al palazzetto. Ma mai ho negato agli arbitri l’episodio. Sarebbe più di buonsenso domandare scusa che arroccarsi dietro un comportamento indifendibile».

Intanto, l’assessore allo Sport Mario Ciccarelli ha intenzione di far valere il ruolo istituzionale e «chiedere un incontro alla Federazione Pallacanestro per fare in modo che comportamenti del genere non succedano più. Purtroppo ho assistito personalmente a episodi anche sui campi di altri sport, davanti a bambini. È necessario prendere provvedimenti e inasprire i regolamenti in tema razzismo. Basta con queste porcate».