Cremona e l’altro pallone. A tutto Baskin, un successo

La pallacanestro “inclusiva“ mette di fronte atleti normodotati e disabili. Il San Michele: "Siamo una grande famiglia anche al di fuori del parquet".

Cremona e l’altro pallone. A tutto Baskin, un successo

Cremona e l’altro pallone. A tutto Baskin, un successo

Cremona è nota per i violini, il torrone e la mostarda. Non solo, però. Oltre alle prelibatezze culinarie e allo strumento musicale, a renderla famosa è anche il Baskin. Nato nel 2006, il Basket Inclusivo è uno sport ispirato alla pallacanestro, in cui si affrontano atleti di entrambi i generi, normodotati e disabili. Fondatori della disciplina sono due uomini: Antonio Bodini – nominato di recente “Ufficiale al merito della Repubblica Italiana” – e Fausto Capellini. Il primo, padre di una ragazza invalida. Il secondo, insegnante di educazione fisica. Confrontandosi, i due concordavano sulla necessità di trovare un sistema per rendere attivi e coinvolti i ragazzi disabili durante le ore di ginnastica. Scelta la pallacanestro come base di partenza, dopo svariati tentativi e diverse modifiche al regolamento, l’idea si concretizza.

Si gioca sei contro sei: ogni atleta ha un ruolo, assegnato in base alle proprie capacità motorie. Ai canestri tradizionali, posizionati a fondo campo, se ne aggiungono due laterali, più bassi rispetto a quelli abituali, e i palloni utilizzati possono variare in peso e dimensione. Affermatosi in fase embrionale a livello cittadino, il Baskin si è col tempo espanso a macchia d’olio: prima lungo tutta la penisola, con la creazione di un campionato nazionale e della Coppa Italia, poi per tutta Europa.

La disciplina è infatti diffusa anche in Spagna, Francia, Grecia,

Lussemburgo, Germania, Serbia e Belgio. Sono sempre più frequenti le partite e gli eventi continentali. Dalla creatura di Bodini e Capellini, inoltre, è nato l’EISI, l’Ente Italiano Sport Inclusivi. Riconosciuto dal Comitato Italiano Paralimpico, si tratta del primo ente nazionale di sport inclusivi, praticati da normodotati e disabili. Al momento, fanno parte di questo gruppo la Ginnastica per tutti Inclusiva, il Calciobalilla Inclusivo, la Boccia Inclusiva e, ovviamente, il Baskin. Sono 17 le regioni coinvolte, con quasi settemila tesserati e ottomila studenti che svolgono le attività. Il valore di questi sport è inestimabile: da un punto di vista sociale, generano aggregazione, inclusione, competizione e divertimento. "Ci alleniamo una volta a settimana, siamo un gruppo di quasi cinquanta persone, fra atleti e allenatori. Siamo una grande famiglia e la nostra relazione non si limita solo alle partite. Anche al di fuori del parquet, ci vediamo in svariate occasioni", dice Giorgio Baiocchi, coach del San Michele Baskin Cremona.

Pur vivendo un glorioso presente, l’EISI è già al lavoro per un futuro ancora più roseo. Con il progetto “Generare Inclusione”, presentato a Cremona lo scorso settembre e finanziato dal Dipartimento per lo Sport, l’ente ha come obiettivo quello di promuovere gli sport inclusivi in tutta Italia, anche attraverso le scuole: "L’auspicio è quello di riuscire a coinvolgere le regioni mancanti e portare le varie discipline negli istituti, così da poter rendere la nostra realtà più conosciuta", afferma Antonio Cigoli, membro del Consiglio Nazionale dell’Eisi. Tali risultati saranno da perseguire tramandando valori quali aggregazione e inclusività. Gli stessi che hanno permesso al Baskin di trasformarsi da realtà di nicchia a fenomeno popolare.