Il sopralluogo di periti e carabinieri nei boschi della Valmalenco
Il sopralluogo di periti e carabinieri nei boschi della Valmalenco

Sondrio, 18 gennaio 2019 - Gli inquirenti  non “mollano” la presa. Sul “caso-Mingarelli” le indagini continuano, nel più stretto riserbo, e nella mattinata di giovedì  il procuratore di Sondrio, Claudio Gittardi, ha ricevuto a Palazzo di giustizia i genitori di Mattia Mingarelli, il 30enne rappresentante di commercio di una ditta di bibite e vini di Nuova Olonio di Dubino e residente ad Albavilla, nel Comasco, trovato senza vita la vigilia di Natale a poca distanza da un pilone della seggiovia dei “Barchi” nei boschi della Valmalenco e a oltre 50 metri da una scarpa della vittima.

Ancora tanti i punti da chiarire sul decesso del giovane comasco, nonostante l’autopsia sia stata eseguita nelle scorse settimane. L’anatomopatologo Paolo Tricomi di Lecco deve ancora consegnare la sua relazione ai magistrati: da quando l’esame autoptico è stato effettuato, all’obitorio dell’ospedale civile del capoluogo valtellinese, ha infatti tempo 60 giorni.

Giovedì, nel frattempo, il capo della Procura ha ricevuto in ufficio i genitori Monica e Luca. "Si è trattato di un incontro riservato". I familiari del ragazzo hanno voluto parlare con gli inquirenti, in particolare con il dottor Gittardi, affiancato dal sostituto procuratore Antonio Cristillo, titolare dell’inchiesta, "per capire se ci siano novità in merito alle indagini". L’inchiesta è ancora in attesa dell’esito degli esami genetici e tossicologici di laboratorio, sia quelli del Ris di Parma sugli oggetti sequestrati nell’abitazione presa in affitto dai Mingarelli a San Giuseppe e nel rifugio, sia quelli di laboratorio, come ad esempio le tracce degli alimenti vomitati all’esterno del rifugio “Barchi” di Giorgio Del Zoppo, 49 anni, dove Mattia - secondo il racconto del gestore non indagato - si trattenne prima della scomparsa per bere con lui un paio di bicchieri di vino e mangiare un tagliere di prosciutto crudo.

Sull’incontro riservato il capo della Procura di Sondrio si è limitato a dire: "Non posso e non intendo dire nulla finché non saranno terminati gli accertamenti, da questi dipende la soluzione del caso. Posso dire, però, che io e il sostituto Cristillo stiamo seguendo con attenzione questa attività di indagine".