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5 giu 2022

Concluso il sinodo della diocesi nel ricordo dei religiosi martiri

Il vescovo Oscar Cantoni ha rammentato le figure di Giovanni Battista Scalabrini suor Laura e don Roberto

5 giu 2022
Il vescovo Oscar Cantoni
Il vescovo Oscar Cantoni
Il vescovo Oscar Cantoni
Il vescovo Oscar Cantoni
Il vescovo Oscar Cantoni
Il vescovo Oscar Cantoni

È una diocesi in cammino tra tante difficoltà quella di Como, ma a far da stella polare ai fedeli ci sono le testimonianze dei santi e dei martiri come Giovanni Battista Scalabrini e suor Maria Laura Mainetti, senza dimenticare don Roberto Malgesini, ucciso sul sagrato di San Rocco il 15 settembre del 2020.

Il vescovo di Como, Oscar Cantoni, che il prossimo agosto verrà nominato cardinale da Papa Francesco, ha voluto ricordarli ieri mattina in duomo a Como in occasione della chiusura dei lavori del sinodo diocesano che si era aperto il 12 gennaio del 2020. "Il cammino è stato impegnativo, era il 12 gennaio 2020 la prima volta che ci siamo riuniti e di lì a poche poche settimane la pandemia da coronavirus avrebbe cambiato il corso della vita di moltissime persone, compresi alcuni dei 300 delegati – ha ricordato don Stefano Cadenazzi, segretario generale dell’XI sinodo della diocesi di Como –. Abbiamo, però, avuto la consapevolezza che lo spirito non ci aveva lasciato soli e ci siamo lasciati guidare, accompagnare, per individuare la migliore modalità di svolgimento attraverso i circoli territoriali che ci hanno permesso di valorizzare il territorio". Ai lavori dell’assemblea, proseguita per due anni e mezzo, hanno collaborato 231 persone: 156 uomini e 75 donne, tra di loro 138 laici. Per quanto riguarda le provenienze: 145 sono dalla provincia di Como, 70 dalla provincia di Sondrio, 12 dalla provincia di Varese, 4 dalla provincia di Lecco. Il vicario generale, monsignor Ivan Salvadori, ha ricordato come il sinodo fosse stato preceduto da un evento eccezionale, in occasione della frana del Gallivaggio, il 29 maggio del 2018, quando "una figura materna ha salvato l’amato santurario dalla furia di una frana che l’ha ferito, ma non distrutto".

A tirare le fila di due anni di lavori ci ha pensato il vescovo. "Abbiamo potuto toccare con mano come anche nei nostri contesti di vita, che pure sono frutto di antiche e solide radici cristiane, siano emersi stili di vita fondati come se Dio non esistesse, o come se se ne possa farne a meno – ha concluso monsignor Oscar Cantoni - Nello stesso tempo, però, abbiamo anche potuto riconoscere, con non poca sorpresa, che nel nostro ambiente, emerge una vera e propria fame di ricerca di Dio, una inquietudine e sete spirituale, il bisogno di vera fraternità, di condivisione con tutti, soprattutto con gli ultimi". R.C.

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