La senatrice Liliana Segre
La senatrice Liliana Segre

Sesto San Giovanni (Milano), 22 novembre 2019 - Il "no" alla cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre, arrivata dalle forze di governo della città Medaglia d’Oro alla Resistenza, diventa un caso nazionale così come il duro j’accuse, sempre da parte di Roberto Di Stefano, alla cena solidale per Mediterranea che sta causando una rottura della luna di miele durata quasi due anni con la città. A rispondere direttamente al sindaco Roberto Di Stefano (che ha votato contro insieme al resto dei consiglieri di maggioranza) è stato il primo cittadino di Milano Beppe Sala. "Negare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre mi sembra solamente sbagliato. Ho sentito il sindaco di Sesto che dice “Vengo alla manifestazione dell’Anci del 10 dicembre”, ma quella manifestazione è fatta per la memoria e contro l’odio. Se viene è ben accetto, però una prova di coerenza naturalmente la dovrebbe dare". Sala suggerisce a Di Stefano di fare come il collega di Biella. "Ci ripensi perché qui non c’è altra istanza tra i sindaci che la fermezza di alcuni valori che dovrebbero essere indiscussi perché sono alla base della nostra Costituzione". In una Sesto divisa a metà tra chi si sente sfregiato e tra gli “indifferenti”, per usare un eufemismo, Di Stefano non arretra dalla sua posizione. "Rispondo al sindaco Sala con le parole del figlio della senatrice Segre, che ha detto che sua madre viene usata da qualcuno per pulirsi la coscienza, parlando espressamente di vendita delle indulgenze per garantirsi benemerenze". E ribadisce la sua presenza il 10 dicembre.

"Sarò a Milano per portare di persona la solidarietà della nostra città. La senatrice Segre è patrimonio dell’umanità, non di qualche partito. Lei stessa sta rifiutando la cittadinanza onoraria in altre città perché non vuole essere strumentalizzata politicamente. Ritengo che il suo ruolo non può essere sminuito e non può essere altresì svilito il concetto di cittadinanza onoraria". Se l’Aned sestese resta senza parole, per l’associazione nazionale partigiani "non è Sesto che nega questo riconoscimento ma un sindaco e la sua maggioranza di centrodestra che non testimoniano e non rispettano nemmeno i valori costituzionali nel governo della città". Per Roberto Cenati e Lina Calvi, presidenti dell’Anpi provinciale e cittadina, "Liliana Segre ha molto a che fare con la città perché gli oltre 700 deportati di Sesto nei campi di sterminio sono stati suoi compagni di sventura per colpa dei nazi-fascisti". Commenta la vicenda anche Matteo Mauri, viceministro dell’Interno. "La malafede è chiara. Ed è subito smascherata visto che nel frattempo i suoi amici di Verona intitolano una via ad Almirante. Questa sì una vera provocazione. E delle peggiori. L’ennesima vergogna di chi ormai non si vergogna più di niente e pretende di riscrivere la storia". Un atto "offensivo e inaccettabile" quello di Di Stefano, per Franco Mirabelli, vicepresidente del Pd al Senato. "Un sindaco che ha anche concesso una sala pubblica a CasaPound, ha disertato la manifestazione nel Giorno della Memoria al Monumento ai Deportati nel Parco Nord e sta sfrattando l’archi vio della associazione nazionale ex deportati, non è degno di rappresentare una città Medaglia d’Oro alla Resistenza. Chi cancella la storia offende Sesto e il tessuto democratico".