Lucia Benedetto con il figlio
Lucia Benedetto con il figlio

Sesto San Giovanni (Milano), 3 maggio 2019 - Una perizia psichiatrica per Corrado. L’ha disposta il pm della Procura di Monza, Alessandro Pepè, nei confronti del ventunenne accusato di avere ucciso a colpi di levatorsoli alla testa e alla gola la mamma Lucia Benedetto, casalinga di 49 anni, nella loro abitazione in via Sicilia 60 a Sesto San Giovanni. Il magistrato titolare delle indagini per omicidio volontario aggravato ha nominato un consulente per accertare se Corrado Badagliacca era capace di intendere e di volere quando ha infierito sulla madre, appena rientrata a casa nel pomeriggio del 23 aprile scorso dopo un appuntamento preso insieme al marito Girolamo, 55 anni, al Centro psicosociale per far curare il figlio che aveva iniziato a isolarsi e incupirsi. Proprio una lite con la mamma, potrebbe essere il movente che ha spinto Corrado a uccidere la donna in un raptus di violenza.

Sembra infatti che il ventunenne si fosse più volte rifiutato di analizzare il suo crescente malessere con uno specialista, ma i genitori non avevano più intenzione di assecondarlo dopo che il ragazzo si era assentato da casa il 9 aprile scorso, vagando senza soldi né telefonino. Come compagne solo le sigarette di cui abusava (insieme talvolta alla marijuana) e l’inseparabile katana da samurai giocattolo, ricordo di quando frequentava un corso di arti marziali. Che Corrado possa avere dei problemi psicologici se ne avrebbe avuta la conferma anche all’interrogatorio per la convalida del fermo, che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, Cristina Di Censo, ha tenuto nel reparto psichiatrico Villa Serena dell’ospedale San Gerardo di Monza, dove il giovane è stato trasferito poche ore dopo il fermo dal carcere monzese e dove tutt’ora si trova ricoverato. Corrado Badagliacca, assistito dall’avvocato nominato d’ufficio Maurizio Tedesco di Monza, ha accettato di rispondere alle domande del giudice, ma pronunciando soltanto monosillabi di conferma o di diniego ai quesiti che gli sono stati posti, confermando lo stato di chiusura in cui era stato trovato al momento del fermo.