Sesto San Giovanni (Milano), 11 marzo 2018 - La futura moschea del Restellone fa ancora parlare. E non solo nel dibattito politico e sui social network, dove in queste ore si leggono anche commenti xenofobi che invitano alla realizzazione di una “porcilaia” sul terreno concesso alla comunità islamica sestese. Ieri mattina ai mercati rionali e nei bar, l’argomento di discussione era la scelta del Tar di annullare la decisione dell’amministrazione di stoppare il progetto di via Luini. Con sfumature e sensibilità diverse, i sestesi stanno con il sindaco Roberto Di Stefano. Soprattutto per l’ipotesi di voler organizzare un referendum consultivo.

"È giusto che siano i cittadini a parlare, a decidere qualcosa di così importante - spiega Ida Vailati -. In linea di massima, questo progetto non mi convince per le sue dimensioni. La struttura è troppo grande, troppo impattante per il quartiere e per Sesto". Lo dice anche Maria Bianchi, ex insegnante. "Parliamo di un edificio troppo grande, che non andrebbe più a coprire le esigenze della comunità musulmana locale ma si aprirebbe a tutto l’hinterland. Si tratta della moschea più grande del Nord Italia, no?". Il progetto, salvato dal tribunale amministrativo, vede un struttura da 2.450 metri quadri, dedicati al culto e a funzioni sociali, culturali e ricreative. "In certi luoghi, noi abbiamo a disposizione solo delle chiesette e talvolta c’è pure il problema di avere un sacerdote dedicato. Ma ci adattiamo e lo stesso possono fare i fedeli islamici - continua Bianchi -. Hanno già degli spazi in città e potrebbero usufruire di quelli senza edificarne di nuovi". Il capannone di via Veneto, di proprietà del centro islamico, è stato usato per pochi mesi, anni fa, dopo l’alzata di scudi da parte dell’opposizione, del comitato di quartiere che si era costituito, e dopo il patto di non utilizzo stretto con l’allora Giunta di centrosinistra. "Il tema è delicato. Il diritto di culto va riconosciuto. Parliamo di persone che lavorano e sono integrate in città - interviene Loredana Villa -. Tuttavia, non è che a Milano le moschee manchino".

C’è anche chi dice "no" senza se e senza ma. Come Clementino D’Agostino. "Ormai siamo noi italiani che ci stiamo adattando alla cultura islamica: no alle feste di Natale e al crocifisso a scuola, grandi moschee su terreni comunali. Non va bene. Noi nei loro Paesi potremmo? Non esiste reciprocità". Sulla stessa linea Gianni Peduzzi, che punta il dito anche sulle inadempienze lamentate dal Comune verso la comunità musulmana. "Un progetto simile non va fatto e le regole devono essere rispettate da tutti. Provengo da una famiglia che è migrata in Germania, Francia, Svizzera. Mi hanno sempre detto ‘Quando superavamo il confine, lasciavamo in Italia le nostre leggi’. L’integrazione e la convivenza civile passano dal rispetto delle norme".