Antonio Saponara ora gestisce la stazione di benzina dove lavorava con il papà
Antonio Saponara ora gestisce la stazione di benzina dove lavorava con il papà

Sesto San Giovanni (Milano), 18 gennaio 2020 - «Fino all’altra sera siamo tornati a casa dalla clinica convinti che papà il giorno dopo si sarebbe risvegliato. Abbiamo sempre cercato di combattere insieme a lui. Questo ci ha dato la forza in questi quasi sei anni di sofferenza e di difficoltà". A quasi sei anni da quel pomeriggio di follia, nel quale un pazzo accoltellò il benzinaio sestese, 55 anni all’epoca dei fatti, ieri mattina Francesco Saponara ha smesso di lottare nel letto dell’Istituto Palazzolo di Milano, dove era ricoverato in stato vegetativo. Antonio, il figlio trentenne di Francesco, che all’epoca dei fatti aveva soltanto 24 anni e che da quel terribile 17 giugno del 2014 ha dovuto prendere sulle spalle la responsabilità di guidare la famiglia e l’impresa del papà, ha accolto con la consueta determinazione anche l’epilogo di questa tragedia che si è consumata in modo estenuante.

Insieme alla madre Giusi e alla sorella Martina, il giovane Antonio ha dovuto ricostruire la sua intera vita. "Ci è cambiato tutto in pochi secondi – racconta –. Abbiamo sempre lavorato con papà, dunque stavamo insieme praticamente 24 ore su 24. Quindi quella tragedia ha segnato profondamente la nostra intera esistenza. Ci siamo dovuti rimboccare le maniche sia dal punto di vista lavorativo che nell’assistenza a papà. Abbiamo fatto nostra la sua forza. Lui ci diceva che nulla è perduto. Questa convinzione ci ha accompagnati sia nelle vicende giudiziarie che hanno seguito l’evento, sia nelle difficoltà burocratiche, che nella speranza di poter riabbracciare papà. Lo ricorderò sempre allegro e ottimista". 

Il 17 giugno 2014 un folle è entrato nel prefabbricato della stazione di servizio che gestiscono in viale Gramsci ed ha accoltellato al collo papà Francesco che in quel momento si trovava da solo al lavoro. Poche ore prima aveva inflitto 20 coltellate a un anziano che passeggiava al Parco Nord, ferendolo gravemente. Poco dopo si è fermato a un autolavaggio di via De Amicis a Cinisello dove ha ucciso il gestore, padre di due figli di 10 e 17 anni. Un anno più tardi Davide Frigatti, questo il nome dell’aggressore, è stato processato e assolto per incapacità di intendere e di volere. "Oggi non sappiamo dove si trova né vogliamo saperlo – commenta rassegnato Antonio – Sappiamo che lui è vivo e libero, mentre papà non c’è più". In questi anni la famiglia del piccolo imprenditore sestese ha dovuto affrontare mille difficoltà. Dal processo, che si è concluso in un modo scontato, ma comunque inaccettabile per chi ha perso un proprio caro, alle difficoltà burocratiche per la gestione delle attività tutte intestate al padre, fino alla complessità di dare assistenza a un uomo che per il quale nutrivano la speranza di un recupero. «Non abbiamo mai smesso di sperare. Siamo stati sempre accanto a lui e abbiamo cercato di stimolarlo per fargli sentire che eravamo vicini". Gli amici ricordano che nei giorni di festa, la famiglia si riuniva in un grande salone nel quale anche papà veniva trasportato in ambulanza, perché tutti potessero essere presenti nei momenti importanti.